GLI ANGELI A CUSTODIA DEL PONTE

Le statue degli angeli

Gli angeli presenti sul ponte mostrano agli uomini gli strumenti della Passione di Cristo. Le incisioni alla base delle statue sono prese dall’Antico Testamento (ad eccezione di quelle poste sotto l’angelo con la tunica e l’angelo con i chiodi prese rispettivamente dal Vangelo di Matteo e dal testo del vexilla regis).

Le statue degli angeli vennero commissionate da Papa Clemente IX nel 1667 e sono state poste sul ponte nel 1670. Sono state realizzate dagli allievi di Gian Lorenzo Bernini sotto la sua direzione, eccezione fatta per i due angeli recanti il cartiglio dell’INRI e la corona di spine scolpiti dal Bernini stesso. Queste ultime però non furono mai poste sul ponte perché considerate sin da subito troppo belle per essere esposte alle intemperie. Al loro posto vennero collocate delle copie e gli originali sono stati donati nel 1729 dagli eredi dell’artista alla Basilica di Sant’Andrea delle Fratte dove tutt’oggi sono custoditi.

Prima coppia di angeli

I primi due angeli mostrano gli strumenti con cui i soldati flagellarono Gesù una volta finito il processo in cui Pilato lo condannò a morte. L’avvenimento è narrato nei Vangeli (si veda ad esempio la narrazione nel Vangelo di Matteo: Mt 27,26).

Le incisioni alla base delle statute recitano: “In flagella paratus sum” e “Tronus meus in columna“. Ovvero: “Sono pronto al flagello”, “Il mio trono e nella colonna”. Sono prese rispettivamente dal versetto 18 del salmo 37 (vedi sl 37,18) e dal versetto 7 del capitolo 24 del Libro del Siracide (vedi Sir 24,7).

Il flagello con cui fu fustigato. (Artista: Lazzaro Morelli)
La colonna alla quale fu legato durante la flagellazione. (Artista: Antonio Raggi)

Seconda coppia di angeli

Il terzo angelo mostra la corona di spine che, terminata la flagellazione, gli venne posta sulla testa per schernirlo in quanto veniva acclamato come Re da una parte della popolazione (anche qui si veda ad esempio la narrazione dell’episodio fatta nel Vangelo di Matteo: Mt 27,29). Il quarto il velo che secondo la leggenda una donna di nome Veronica utilizzò per pulire il suo volto dal sangue.

Le incisioni alla base delle statue recitano: “In aerumna mea dum configitur spina” e “Respice faciem Christi tui“. Ovvero: “Nella mia tribolazione si conficca la spina”, “Guarda il volto del tuo Cristo”. Sono prese rispettivamente dal versetto 4 del salmo 31 (vedi sl 31,4) e dal versetto 10 del salmo 83 (vedi sl 83,10).

La corona di spine che gli venne posta sul capo (Artista: Paolo Naldini)
Il Velo della Veronica sul qual rimase impresso con il sangue il suo volto. (Artista: Cosimo Fancelli)

Terza coppia di angeli

La terza coppia di angeli mostra i chiodi che utilizzarono per crocifiggerlo e la sua tunica con sopra i dadi che i soldati utilizzarono per spartirsela a sorte (Mt 27,35).

Le incisioni alla base delle statue recitano: “Super vestem meam miserunt sortem” e “Aspiciant ad me quem confixerunt“. Ovvero: “Sulla mia veste gettarono la sorte”, “Volgano lo sguardo a me che crocifissero”. Sono prese rispettivamente dal versetto 35 del capitolo 24 del Vangelo di Matteo (vedi Mt 24,35) e dal versetto 10 del capitolo 12 del Libro di Zaccaria (vedi Zc 12,10)

La tunica che i soldati si giocarono a dadi. (Artista:Paolo Naldini )
I chiodi con cui lo crocifissero. (Artista: Girolamo Lucenti)

Quarta coppia di angeli

La quarta coppia mostra invece la croce su cui venne crocifisso e la scritta INRI che posero alla sua sommità per indicare la causa della sua condanna a morte (Mt 27,37).

Le incisioni alla base delle statue recitano: “Cuius principatus super humerum eius” e “Regnavit a ligno deus“. Ovvero: “Il suo regno è caricato sulle sue spalle”, “Regnava Dio appeso al legno della croce”. Sono prese rispettivamente dal versetto 6 del capitolo 9 del Libro di Isaia (vedi Is 9,6) e dal testo del vexilla regis (vedi Vexilla regis).

La scritta INRI che venne apposta sopra lo croce per indicare il motivo della condanna a morte. (Artista: Bernini con l’aiuto di Giulio Cartari)
La croce su cui venne crocifisso. (Artista: Ercole Ferrata)

Quinta coppia di angeli

La quinta coppia mostra infine la spugna imbevuta di aceto che gli porsero per dargli da bere (Mt 27,48) e la lancia con cui gli trafissero il costato per essere certi della sua morte (Gv 19,34).

Le incisioni alla base delle statue recitano: “Potaverunt me aceto” e “Vulnerasti cor meum” . Ovvero: “Mi diedero da bere aceto”, “Feristi il mio cuore”. Sono prese rispettivamente dal versetto 22 del salmo 68 (vedi sl 68,22) e dal versetto 9 del capitolo 4 del Cantico dei Cantici (vedi Cn 4,9).

La spugna imbevuta di aceto . (Artista: Antonio Giorgetti)
La lancia che ne trafisse il costato. (Artista: Domenico Guidi)
Si noti infine che sotto i piedi di tutti gli angeli del ponte sono scolpite delle nuvole che li sorreggono. Gli angeli sono infatti posti volutamente più in alto dei passanti così che, guardandoli dal basso, appaiano loro sullo sfondo del cielo sorretti da una nuvola.

 

(Fonte Wikipedia)