Il progetto di questo lavoro nasce dalla curiosità del sottoscritto verso il fenomenico “mondo” della PAROLA che tutto attorno a sé costruisce e distrugge attraverso il complesso meccanismo del linguaggio.

Ho scelto il nome “Fenomenologia della Lingua” poiché convinto che esso possa rendere al meglio le ambivalenze intrinseche nell’uso quotidiano delle parole.

La fenomenologia è una disciplina filosofica fondata da Edmund Husserl (1859-1938), che designa altresì lo studio dei fenomeni in ambito filosofico per come questi si manifestano, nella loro apparenza, alla coscienza intenzionale del soggetto, indipendentemente dalla realtà fisica esterna, il cui valore di esistenza viene messo per così dire «tra parentesi». (Carlo Sini – La Fenomenologia)

Il termine fenomeno (dal greco antico: φαινόμενον, fainòmenon, «che appare») è riferito a tutto quello che si presenta come oggettivamente costituito all’osservatore che quindi lo può cogliere attraverso l’apparato sensibile e per questo non necessariamente veritiero.

Ed ecco allora un tentativo di consegnare la chiave giusta al mio interlocutore per “aprire” con poco sforzo la porta rinforzata di qualsiasi comunicazione.

L’importanza delle parole

Il primo pensiero di Dio fu un angelo. La prima parola di Dio fu un uomo.

(K.Gibran)

Una parola muore appena detta: dice qualcuno. Io dico che solo in quel momento comincia a vivere.

(E.Dickinson)

La scelta del termine corretto è faccenda da ardito pensatore.

Le parole, e meglio ancora il modo in cui “escono” dalla nostra bocca (para-verbale), riescono ad esplicitare il nostro stato d’animo: si capiscono moltissime cose dell’umore di una persona solamente ascoltando come vengono dette le parole. E se più amiamo (coinvolgimento emotivo) tanto meno sappiamo raccontare.

Le parole sono più importanti di quello che pensiamo: esse evocano immagini, proiettano scenari, attivano i nostri neuroni specchio! Se dici “ho un problema” attivi in te anche l’umore conseguente… se invece scegli di dire “c’è una nuova sfida” si attivano leve, anche motivazionali, differenti.

L’errata scelta delle parole genera mancanza di comprensione i cosiddetti “mondi possibili”.

Due persone possono, con una profonda convinzione, dire la stessa cosa ma con parole diverse, e discutere all’infinito senza sospettare che il loro pensiero è esattamente lo stesso.

Oppure inversamente, possono usare le stesse parole e immaginare di essere d’accordo e comprendersi, mentre in realtà dicono cose assolutamente diverse e non si comprendono affatto…

E’ molto interessante incuriosirsi della visione altrui quando si parla, perché ci avvicina al livello della comprensione, che è decisamente superiore al livello dell’ascolto.

In sintesi, qui, vorrei giocare con le parole ma soprattutto divertirvi, a modo mio, con proverbi, etimi, modi di dire, meme, topic spiritosi, curiosità storiche e tanto altro per cogliere il senso più serio che la parola ha da offrirci.

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