HERMANN HESSE – L’ETERNO CAMMINATORE 220 views - 14 Luglio 2021 – Pubblicato in: Articoli della settimana, Biografie – Tags: , , , ,

HERMANN HESSE (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962)

 

                       “Un bravo artista è destinato ad essere infelice nella vita: ogni volta che  ha fame e apre il suo sacco, vi trova dentro solo perle”.

“Anche un orologio fermo segna l’ora giusta. Due volte al giorno”, come ci ricordano Ryan Gosling e Anthony Hopkins ne “Il Caso Di Thomas Crawford”, è una delle frasi più famose del grande scrittore, poeta e filosofo Hermann Hesse.

Probabilmente, tutti, se andiamo a cercare nella libreria di casa, troveremo un suo libro, da “Siddartha” a “Narciso e Boccadoro”, non per niente, Hesse, è uno degli scrittori più letti del secolo. Amato soprattutto dai giovanissimi.

Nato in Germania nel 1877, nelle sue vene scorre sangue misto: il padre missionario pietista è estone, la madre è nata in India da mamma svizzero-francese e papà tedesco. Entrambi i genitori dello scrittore vivevano in Germania e l’hanno cresciuto impartendogli una severa educazione pietistica. Erano fortemente convinti che il protestantesimo fosse troppo dogmatico e non desse abbastanza importanza all’esperienza interiore. La fede doveva essere vissuta con il cuore, come un sentimento, e la religiosità doveva essere un’esperienza personale di ciascuno.

Un’ideale di vita che aveva da sempre oppresso il giovane Hermann, in alcuni suoi diari parla della grande insofferenza che provava verso i doveri imposti dalla famiglia a prescindere dalla nobiltà delle intenzioni.

Era un bambino sensibile e testardo, che creava ai genitori e agli educatori notevoli difficoltà. Nel 1881 la madre disse al marito: “Prega insieme a me per il piccolo Hermann […] Il bambino ha una vitalità e una forza di volontà così decisa e […] un’intelligenza che sono sorprendenti per i suoi quattro anni. Che ne sarà di lui? […] Dio deve impiegare questo senso orgoglioso, allora ne conseguirà qualcosa di nobile e proficuo, ma rabbrividisco solo al pensiero per ciò che una falsa e debole educazione potrebbe fare del piccolo Hermann

Non riuscendo a fare da soli, mandarono l’irrequieto Hermann a studiare fuori casa, con l’intento di farlo finire in seminario, ma il ragazzo fuggì dall’istituto. Venne ritrovato il giorno dopo e punito severamente dai suoi insegnanti, sottoposto a otto ore di carcere. Inizia così uno dei periodi più duri della sua vita, tra gravi stati depressivi e un tentativo di suicidio (scampato per il revolver inceppato). Verrà, quindi, ricoverato in una clinica specializzata e sottoposto all’elettroshock.

Non finirà mai gli studi, seguirà un apprendistato come libraio, che quattro giorni dopo abbandonerà. Venne, infatti, ritrovato dal padre in giro per la città di Stoccarda, quindi spedito in cura dal dottor Zeller a Winnenthal, dove trascorse dei mesi a dedicarsi al giardinaggio, prima di venire riaccettato in famiglia. Lo costrinsero, poi, a seguire un apprendistato presso l’officina di orologi da campanile di Heinrich Perrot, ma Hermann sognava di scappare in Brasile.

“L’eccessivo valore che diamo ai minuti, la fretta, che sta alla base del nostro vivere, è senza dubbio il peggior nemico del piacere.”

Un anno dopo abbandonerà nuovamente questa officina e inizierà nell’autunno 1895 un altro apprendistato come libraio da Heckenhauer a Tubinga, che durerà tre anni.

La sua vita sarà sempre una sinusoide con picchi di dolore e di pace, condannato a scontrarsi con la tradizione familiare per esprimersi individualmente e trovare la propria strada. Non sarà mai in grado di aderire al modello “borghese” e a una vita normale come volevano i suoi genitori.

“Chi possiede coraggio e carattere, è sempre molto inquietante per chi gli sta vicino”

È straordinario come sia riuscito, nonostante questi profondi conflitti interni, ad emergere e sopravvivere diventando uno degli autori più famosi di sempre.

“Ciò che conta è tutto dentro di noi; da fuori nessuno ci può aiutare. Non essere in guerra con se stessi, vivere d’amore e d’accordo con se stessi: allora tutto diventa possibile. Non solo camminare su una fune, ma anche volare.”

Si sposerà una prima volta concependo tre figli, una seconda volta per pochi anni con una donna di vent’anni più giovane e un’ultima e terza volta con una storica dell’arte, austriaca di origine ebraica, che rimase con lui fino alla morte sopraggiunta per un’emorragia cerebrale nel 1962.

Particolarmente degno di nota è il Nobel che vinse per la letteratura nel 1946: non andò mai a ritirarlo e riguardo al premio scrisse in una lettera alla moglie: «che il diavolo porti via tutta questa roba».

Dopo l’ultimo matrimonio avvenuto nel 1931 si ritirò a vita privata, e si dedicò alla pittura, diventando un discreto pittore degli ’30 e 40’ del ‘900.

“Le lacrime sono lo sciogliersi del ghiaccio dell’anima. E a chi piange, tutti gli angeli sono vicini”.

Una vita avventurosa piena e soprattutto mai monotona!

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