SARACINESCA : UNA TRAPPOLA ANTICA

La “trappola” più usata al mondo è nata a Palermo: più di 1200 anni fa a difesa della città

Usata da (quasi) tutte le “putìe” e i negozi, è stata inventata a Palermo più di 1200 anni fa per contrastare l’avanzata degli arabi che “bussavano” alle porte della città

Palermo è una città con i piedi ammollo. Con i piedi ammollo nel senso che partendo da Porta Nuova, costruita nel 1535 in onore dell’imperatore Carlo V che tornava vittorioso dalle campagne d’Africa, e percorrendo tutta quella strada che per i palermitani (non me ne voglia Vittorio Emanuele) si chiamerà sempre Cassaro, si ha la sensazione di scivolare verso il mare fino a quell’altra porta che si chiama Porta Felice, costruita nel 1582 e dedicata a donna Felice Orsini, voluta da quel sant’uomo (quando dorme) del viceré Marcantonio Colonna che, ogni volta che si innamorava, non mancava di dedicare un qualche monumento alla musa che gli tirava su il morale e, evidentemente, qualcos’altro.

E così, mentre il maestrale saliva per il Cassaro o el-qasr (così la denominarono gli arabi che nell’anno 803 conquistarono Palermo e che significa il castello, perché quello era il nucleo principale), la gente invece scendeva verso il mare per raggiungere quella costola esterna o quella passeggiata fuori Porta che fino al 700 rappresentava la movida e dove ci si incontrava, dopo avere fatto shopping, per guardare le signorine o incontrare gli amici, mentre artisti e musici coloravano quella brezza di note che si mescolavano agli schiamazzi degli “scafazzati” (poco educati) che a Palermo non sono mai mancati.

Poco più sopra, a toccare, proprio su un fianco della Porta dedicata a Felicia Orsini, c’era, e c’è, una scalinata che portava ad un terrazzamento parallelo alla detta strada chiamato “Passeggiata delle Cattive” dove, senza mescolarsi con gli altri perché non stava bene, le vedove godevano del medesimo spettacolo.

Le vedove, però, erano fatte di carne, mica di ferro; e così, come sempre c’è stato il pane, qualcuna usava quella privilegiata veduta per lanciarsi qualche occhiata con l’amato o l’amante che intanto camminava a braccetto con la moglie cornuta.

Secondo lui era cornuta, ma intanto quella se la intendeva con la guardia, piuttosto che con il ladro, e corna al marito gliene metteva in testa, no due, quattro. E siccome alla genialità palermitana non c’è mai fine, c’era pure qualche vedova affacciata che aspettava affranta l’amica, pure lei vedova, e che la raggiungeva con quel vestito nero che doveva rappresentare il dolore e, invece, sotto sotto, ci stava Salvatore.

Ora, percorrendo questa strada e scendendo verso sant’Erasmo, prima della villa Giulia, costruita successivamente, ma sempre intitolata ad una musa di un altro Marcantonio Colonna principe di Stigliano (sempre la testa al cacio avevano questi Colonna), ci sta una porta chiamata Porta dei Greci che immetteva, e immette, nell’antico quartiere della Kalsa, in arabo al-Khālisa cioè l’eletta.

Ebbene, che ci vogliate credere o no, la saracinesca, proprio quella del salumiere, come del parrucchiere, come del gioielliere, è stata inventa più di 1200 anni fa dai palermitani proprio in questa porta. Ora, come avrete visto in centinaia di film storici, che sia “Braveheart” con Mel Gibson, “Robin Hodd” con Kevin Costner, “Attila” con Diego Abatantuono o “Totò contro Maciste”, questi, quando invadevano le città, che solitamente erano protette da cinte murarie e grandi porte, usavano quel pezzo di tronco che si chiamava ariete.

Di regola i ricchi cavalieri non si sporcavano le mani, lo facevano sollevare ai soldati semplici o agli schiavi, sia perché dalle mura lanciavano olio bollente, liquidi incandescenti, broccoli, lattughe e immondizia indifferenziata, sia perché stu tronco pesava un accidente. Solitamente, così insegnano i film, questi poveri disgraziati, prendevano la rincorsa, contavano fino a tre e si lanciavano contro il portone per sfondarlo.

Al primo colpo non ci riuscivano mai, poi spuntava Richard Gere e appena ci metteva mani pure lui si sfondava come fosse di cartongesso. I musulmani che invece conquistarono Palermo nel 803 erano famosi per essere ingegnosi e, diciamoci la verità, pure un poco male abituati perché al loro paese bastava dire “apriti sesamo” e si aprivano tutte le porte. Quando giunsero da noi purtroppo trovarono tutto chiuso come nei giorni di lockdown.

Tuttavia, per quanto le porte fossero resistenti, un colpo di ariete di qua, un colpo di ariete di là, si sfondavano lo stesso. Allora niente fecero i palermitani? Siccome di andare da Ikea per comprare porte nuove non ce la facevano più (anche perché è a Catania), sperimentarono un sistema di tronchi incastonati in una sorta di binario interno alla porta che permetteva di far cadere un tronco nuovo ogni volta che l’ariete ne rompeva uno.

Per favi capire, i tronchi cadevano dall’alto da una sorta di cassettone come quello delle odierne serrande che abbiamo a casa. In questo modo gli invasori ne avevano da dare colpi… Saracinesca, infatti, significa proprio “trappola per i saraceni”.

Ora che sapete da chi è stata inventata la saracinesca, scendete dal salumiere sotto casa, dopo la chiusura vi procurate un tronco, e se prendete bene la rincorsa e riuscite a rompere una delle serrande che compongono la saracinesca dovreste vedere quella direttamente prossima che scende dall’alto. Tanti auguri.

(Fonte https://www.balarm.it/news/la-trappola-piu-usata-al-mondo-e-nata-a-palermo-piu-di-1200-anni-fa-a-difesa-della-citta-122037)