NON ESSERE UN CALCOLATORE!

Calcolatóre s. m. e agg. (f. -trice) [dal lat. calculator -oris «computista, maestro di calcolo»; nel sign. 3, è un calco dell’ingl. computer (v.)]. – 1. a. In senso generico, chi, o che, fa i calcoli: di un c., che sopra qualunque cosa gli veniva udita o veduta, si metteva a computare, disse: gli altri fanno le cose, e costui le conta (Leopardi); ant., computista. Più com., chi sa ben calcolare: è un bravo c.; c. pronto e preciso; un buon c. delle distanze. Come agg., nel linguaggio banc., piazza calcolatrice, v. piazza, n. 2 c. b. Con sign. più specifico, il tecnico, per lo più ingegnere, che, nel corso di una progettazione di strutture in cemento armato, in acciaio, ecc., esegue i particolari calcoli di stabilità; detto anche, con termine più recente, strutturista. 2. fig. Persona positiva che pondera attentamente le cose prevedendone con chiarezza gli sviluppi e le conseguenze, e nell’azione mira diritto allo scopo senza dare ascolto alla passione o al sentimento ove si tratti del proprio interesse: un astuto, un abile c. (espressioni che hanno per lo più connotazione spreg. per indicare persona priva di scrupoli); anche agg., riferito alle facoltà dell’uomo: spirito c.; mente c.; cos’è l’uomo se tu lo abbandoni alla sola ragione fredda, calcolatrice? (Foscolo). 3. C. elettronico, o semplicem. calcolatore(che traduce l’ingl. computer, di uso molto frequente anche in Italia), macchina elettronica per il calcolo, capace di accettare e immagazzinare informazioni in una forma stabilita, di elaborarle, e di fornire quindi i risultati dell’elaborazione sotto forma o di dati alfanumerici (ma anche grafici o d’altro tipo) o di segnali per il governo automatico di altre macchine o processi (c. di processo o processore): c. numerico, o digitale, quello che opera su grandezze discrete, rappresentate da caratteri alfanumerici, quale che ne sia la forma di rappresentazione (la più usata è quella binaria), mediante circuiti logici e aritmetici e secondo un appropriato programma di istruzioni; c. analogico, che invece tratta grandezze fisiche (continue, variabili nel tempo), legate da una relazione di analogia a quelle del fenomeno che si vuole studiare. C. ibrido, qualsiasi sistema misto di elaborazione dei dati, in cui cioè siano combinati tra loro organi di calcolo analogici e digitali. Come sinon. di calcolatore, oltre all’ingl. computer (ora largamente prevalente), al poco com. e ora rarissimo ordinatore (traduz. del fr. ordinateur) e alla metafora giornalistica cervello elettronico, ormai in declino, si è molto affermato il termine elaboratore, soprattutto quando si voglia indicare un sistema utilizzato per operare su dati alfanumerici (e non soltanto numerici) e capace di compiere operazioni e funzioni molto complesse; ma questa distinzione è raramente mantenuta, e i due termini sono stati per lo più usati indifferentemente, con preferenze spesso soltanto stilistiche.
(Fonte Treccani)