MNEMOSINE – L’IMPORTANZA DI DOVER RICORDARE

MNEMOSINE, DEA DELLA MEMORIA, AMANTE DI ZEUS E MADRE DELLE NOVE MUSE.

In principio era il Caos, un brodo primordiale turbolento in cui vorticavano atomi indistinti e scompigliati.

Poi, non si sa come, dal Caos emerse Gea, la Madre Terra, che generò nel sonno suo figlio Urano.

Costui guardò la dea con occhio amorevole, versò piogge feconde nelle sue pieghe segrete ed essa generò gli animali e le piante.

Non solo: dall’unione di Gea con Urano fu generata, tra le altre, anche un’entità fondamentale per la civiltà del genere umano: la Memoria, Mnemosine per gli antichi Greci, che è appunto la dea della memoria.

Con lei nacque la sorella gemella, Lete, che le si oppone, in quanto rappresenta l’oscurità, l’oblio.

Mnemosiine era considerata una delle divinità più potenti perché, si diceva, sa tutto ciò che è stato, tutto quello che è e quello che sarà.

Quindi, nella rappresentazione mitologica degli antichi Greci la memoria è una virtù talmente importante da meritare di essere divinizzata: l’identificazione della memoria in una dea celebra perciò la funzione fondamentale del ricordare al fine della difesa della storia collettiva e del proprio vissuto individuale.

Oggi possiamo permetterci di essere smemorati e non coltiviamo più la facoltà di ricordare. Con la digitalizzazione resta traccia di ogni cosa che avviene e possiamo accedere a informazioni e banche dati sconfinate.

Anche se poi, a ben vedere, crediamo di sapere tutto e in realtà non sappiamo niente. Invece, al tempo in cui nacquero i miti, uno dei più grandi timori degli uomini era quello di perdere la memoria.

Si tratta di una preoccupazione comprensibile per quei tempi. Allora vigeva la tradizione orale con tutti i rischi che il passaparola può comportare.

Per ovviare al problema, impratichirsi nel ricordare era una vera e propria arte, la mnemotecnica.

Poi col tempo la tradizione orale si trasformò in scritta, ma non per questo la memoria perse valore.

Essendo figlia di Gea e di Urano, Mnemosine fa parte delle divinità del ciclo dei Titani, dei quali è sorella; ma quando questi sfidarono Zeus, lei scelse di schierarsi dalla parte del re dell’Olimpo.

Zeus chiaramente apprezzò la scelta di campo di Mnemosine e, per ringraziarla, pensò bene di portarsela a letto.

Un fatto abbastanza normale e ricorrente per il signore dell’Olimpo, il quale, quando gli capitava a tiro una fanciulla avvenente, umana o immortale, non mancava mai di conquistarla.

E Mnemosine ne valeva la pena, essendo peraltro una dea giovane, molto bella e amabile.

Tuttavia, la cosa singolare è che Zeus con Mnemosine perde non solo la testa, ma anche la memoria! Assume le sembianze di un pastore, la seduce, si reca con lei nella regione della Pieria e, dimentico di sé e dell’irascibile consorte Era, si accoppia impetuosamente con Mnemosine per ben nove notti di seguito, lasciandola ovviamente incinta.

Da quell’unione, la Dea partorisce nove figlie, una per ogni notte trascorsa con Zeus: sono le Muse, protettrici di ogni arte e conoscenza.

Le Muse, figlie di Zeus e Mnemosine, diventano quindi le custodi della Memoria e ne dilatano le prerogative: il loro compito non si limita infatti alla custodia passiva dei ricordi, ma svolgono anche una funzione di espansione del sapere per declinare l’intelligenza e l’immaginazione in ogni sua forma.

(nell’immagine: Dante Gabriel Rossetti, Mnemosine, olio su tela, 1881, Delaware Art Museum)

(Fonte FB Mitologia Greca)