KABUL AGOSTO 2021 630 views - 17 Agosto 2021 – Pubblicato in: Momenti – Tags:

Iman si sveglia ogni mattina molto presto. Prepara la colazione ai suoi fratelli e poi esce, diretta all’università. Ama leggere e perdersi tra storie lontane. Suo padre le ha insegnato che la sapienza rende liberi. Iman è fortunata, perché la sua famiglia la sostiene, la incoraggia e spera che riuscirà a diventare una manager di successo.Kameela si alza ogni giorno per recarsi al lavoro. È un’impiegata di banca. È realizzata, indipendente e sogna di fare un viaggio a New York.

Falak ama passeggiare con le amiche all’aria aperta, andare in giro per i negozi e ascoltare musica.

Amal è innamorata di Asif, ma non ha il coraggio di dirglielo. Spera che sarà lui a fare il primo passo.

Hanan ha 12 anni. Sogna di fare la giornalista. Si diverte andando in giro per il quartiere a intervistare la gente, scrivendo le risposte nel suo quaderno senza copertina. È vecchio, ma suo fratello le ha promesso che, appena troverà un vero lavoro, gliene comprerà uno professionale.

L’altro giorno, però, Iman non ha preso la sua borsa per andare all’università. È rimasta a casa perché i suoi fratelli avevano paura per lei.

Kameela, nonostante si sia recata al lavoro, è stata buttata fuori.

Falak è rimasta a casa. Aveva troppa paura di farsi vedere in giro.

Amal non ha potuto incontrare Asif. È certa che non lo rivedrà mai più. Avrebbe dovuto dirgli prima che cosa provava per lui. Adesso non ha più importanza.

Il padre di Hanan le ha bruciato il quaderno. Le ha detto: “tu non sarai mai una giornalista. Non è un lavoro per femmine”.

A Kabul, le donne tra i 12 e i 45 anni sono tutte registrate in una lista.
Perché donne.
Perché single.
Perché appartengono ai talebani e sono considerate bottino di guerra.
Perché sono COSE.
Non potranno più uscire da sole, se non accompagnate da un uomo della loro famiglia.
Non potranno più mostrare il loro viso.
Non potranno più essere loro stesse.

Iman, Kameela, Falak, Amal e Hanan, me le sono inventate, in fondo, non esistono, ma forse, come loro, ce ne sono troppe.
Le loro storie fanno rumore, così tanto da non poter essere ignorate.
Eppure le stanno lasciando da sole.
Io non voglio e non posso abbandonarle, almeno col pensiero, perché al posto di ognuna di loro, avrei potuto esserci io.
Avresti potuto esserci TU.

Immagina di essere Iman, a cui viene impedito di studiare, di nutrire la propria mente, perché donna.
Immagina di essere Kameela, privata del proprio posto di lavoro, perché donna.
Immagina di essere Falak, costretta a rimanere chiusa in casa, perché donna.
Immagina di essere Amal, obbligata ad amare chi le impongono, perché donna.
Immagina di essere Hanan che, a 12 anni, è su una dannata lista, pronta per essere scelta e presa.
Presa.
Perché è una cosa.
Una cosa chiamata femmina.
Immagina di essere nato lì e di essere privato della libertà di vivere. Di essere obbligato a scomparire.

No, noi non lo possiamo immaginare, perché abbiamo avuto la fortuna di essere nati e cresciuti in un paese in cui ci privano dei nostri diritti se ci chiedono di vaccinarci, per il nostro sacrosanto bene, tra le altre cose.
No, noi non lo possiamo immaginare, perché il nostro ultimo problema è stato dove passare le vacanze e come scaricare il green pass dall’app immuni, quella che ti controlla e ti manipola.
Un’app.
Io non lo voglio immaginare, perché un mondo in cui il progresso è il nemico, dove i diritti degli esseri umani vengono assurdamente calpestati, è un mondo che non dovrebbe esistere e che dovrebbe essere fermato.

Fermi.
Tutti fermi.

E non per guardare, ma per pensare a come impedire tutto questo.
Fin da bambina, ho sempre ringraziato il cielo per avermi fatto nascere in una terra senza guerre, in un posto in cui non devi avere paura di perdere la tua libertà.
Quella vera.
Dovremmo riflettere ed essere più grati di ciò che abbiamo.
Io, intanto, non potendo fare nulla, completamente impotente, mi soffermo a pensare…

(Fonte FB Marilena Barbagallo)