Frammenti Sparsi – Sporcatevi Bambini 26 Giugno 2026 – Posted in: Frammenti – Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Sporcatevi, bambini

 

Sporcatevi, bambini.

Sporcatevi prima che il mondo vi insegni

la triste arte di restare puliti.

Mettete le mani nella terra

come chi cerca un nome antico,

come chi sa che ogni radice

è una piccola preghiera nascosta.

Affondate i piedi nella sabbia,

senza paura di perdere la forma,

perché la sabbia conosce il segreto dei corpi:

tutto ciò che passa

lascia un’impronta,

e poi ricomincia.

Mordete la frutta con fame,

con la bocca piena di succo,

con il mento sporco di estate,

con quella gioia indecente

che gli adulti chiamano disordine

solo perché non ricordano più

come si fa a essere vivi.

Non ascoltate chi vi mette in mano

un piccolo schermo luminoso

per spegnere il rumore sacro della vostra infanzia.

Non siete nati per stare fermi.

Non siete nati per diventare

bambini educati al silenzio,

principi in miniatura,

con la polo bianca,

le scarpe nuove,

il sorriso controllato

e l’anima già seduta composta

su una sedia troppo grande.

No.

Voi siete vento.

Siete ginocchia sbucciate.

Siete il mare che entra negli occhi

quando nessuno lo ha ancora trasformato

in cartolina.

Siete la corsa senza meta,

il grido che sale dalla pancia,

il castello storto sulla spiaggia,

la mano tesa a un altro bambino

senza chiedere da dove venga,

senza pesare il colore della pelle,

senza misurare la lingua,

senza dividere il mondo

in noi e loro.

Voi sapete già

quello che noi abbiamo dimenticato.

Che una mano è una mano.

Che chi cade va aiutato.

Che il pianto non è vergogna,

ma acqua che cerca strada.

Che la merenda condivisa

vale più di una bandiera piantata

sulla sabbia degli altri.

Correte nella pioggia.

Assaggiatela.

Lasciate che vi batta sulla fronte

come una benedizione senza chiesa.

Uscite dagli ombrelli,

dalle righe,

dai cartelli,

dai “non ti sporcare”,

dai “stai attento”,

dai “così non si fa”.

Perché a volte, bambini,

così si fa.

Ci si sporca.

Ci si perde un poco.

Ci si inventa una strada

dove prima c’era solo un divieto.

Sporcatevi di fango,

di tempera,

di mare,

di polvere,

di prato,

di lacrime cadute troppo in fretta

e di risate tornate subito dopo.

Sporcatevi di vita,

perché la vita pulita fino all’ossessione

non è vita:

è una stanza chiusa

dove nessuno entra scalzo.

E voi dovete entrare scalzi nel mondo.

Dovete sentirlo sotto i piedi.

Dovete capire se brucia,

se punge,

se accoglie,

se respinge.

Dovete dirci quando fa male.

Dovete dircelo forte.

Perché noi adulti,

a forza di chiamarci grandi,

abbiamo smesso di chinarci.

Abbiamo costruito case,

strade,

città,

leggi,

confini,

ma spesso abbiamo dimenticato

di costruire cortili.

Abbiamo riempito le giornate

di notifiche,

di orari,

di rumori ben organizzati,

e poi ci siamo stupiti

se il silenzio dei bambini

ci è sembrato comodo.

Ma un bambino troppo silenzioso

non è sempre un bambino sereno.

A volte è solo un fiore

che ha capito troppo presto

da che parte soffia la paura.

E allora urlate.

Urlate che siete bambini.

Urlate che avete diritto

al mare pulito,

all’aria senza veleno,

alla scuola che non umilia,

alla casa che non trema,

alla notte senza guerra,

alla favola della buonanotte

detta da una voce vera,

con il respiro vicino,

con una mano tra i capelli,

con l’amore che inciampa un poco

ma resta lì.

Avete diritto alle carezze.

A essere creduti.

A essere protetti.

A essere liberi

senza dovervi meritare la libertà.

Avete diritto a sbagliare un disegno,

a rompere un giocattolo,

a piangere per uno yogurt caduto,

a ridere per uno yogurt con gli Smarties

come se il paradiso, per un istante,

avesse scelto un cucchiaino di plastica.

Avete diritto alla gioia piccola,

quella che noi adulti disprezziamo

perché costa poco

e non si può fotografare bene.

Ricordatecelo voi.

Ricordateci che il mondo

non si salva solo con i discorsi,

ma con le mani.

Con le mani che piantano alberi.

Con le mani che asciugano lacrime.

Con le mani che non spingono via.

Con le mani che costruiscono

un posto anche per chi arriva ultimo.

Noi diciamo spesso

che dobbiamo prepararvi al mondo.

Ma forse è una frase comoda,

una frase da adulti stanchi.

La verità è più dura.

Siamo noi

che dobbiamo preparare il mondo per voi.

Dobbiamo lasciarvi meno macerie

e più finestre.

Meno odio

e più pane.

Meno schermi accesi

e più occhi presenti.

Meno confini inutili

e più ponti semplici,

di quelli che non fanno rumore

ma permettono a qualcuno

di attraversare la paura.

Insegnateci a disegnare meglio.

A non colorare sempre

dentro le stesse linee.

A non chiamare ordine

ciò che è solo paura del caos.

A non chiamare educazione

la cancellazione della voce.

A non chiamare protezione

la gabbia dorata

dove un bambino non cade mai

perché non corre mai.

Sporcatevi, bambini.

Sporcatevi per noi.

Perché ogni vostra macchia

è una piccola accusa

contro la nostra sterilità.

Ogni ginocchio sbucciato

ci ricorda che la libertà

ha un prezzo minuscolo e sacro.

Ogni risata improvvisa

apre una crepa nel cemento

delle nostre giornate.

Ogni mano sporca di terra

ci dice che la vita

non è nata per stare in vetrina.

E quando tornerete a casa

con le scarpe piene di sabbia,

i capelli bagnati,

il vestito rovinato,

la faccia luminosa,

non chiedete scusa.

Mai.

Entrate come entrano i vivi.

Con il mondo addosso.

Con il cielo sulle dita.

Con la terra sotto le unghie.

Con la prova, finalmente visibile,

che siete stati qui.

Che avete giocato.

Che avete amato.

Che avete perso.

Che avete riso.

Che avete abitato il giorno

senza chiedergli il permesso.

E noi, se saremo degni,

non vi diremo:

“Guarda come ti sei ridotto”.

Vi diremo soltanto:

“Raccontaci dove sei stato.

Raccontaci com’era la vita.

Raccontacela bene.

Perché noi, forse,

l’abbiamo dimenticata.”

 

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