A CAVAL DONATO NON SI GUARDA IN BOCCA

Origine e curiosità sul modo di dire

Tutti noi abbiamo sentito ripetere questo modo di dire a oltranza, “a caval donato non si guarda in bocca”, senza mai scendere ad approfondire la sua provenienza o il vero significato. Dietro le espressioni che usiamo quotidianamente si nasconde infatti molto più di un modo di dire, sono le evidenze di comportamenti che si dovrebbero attuare, consigli utili frutto dell’esperienza popolare tramandata di generazione in generazione.

“A caval donato non si guarda in bocca” significa semplicemente che dei doni bisogna essere sempre grati, anche se questi possono essere di scarso valore, un regalo è sempre un regalo infatti, e non va misurato dal suo valore quanto dal pensiero e dalla volontà che vi è dietro.

L’espressione deriva da una pratica molto antica in cui prima di acquistare un cavallo, si era soliti guardarlo in bocca per capire dalla sua dentatura lo stato di salute e l’età dell’animale. Le condizioni di salute di un cavallo erano molto importanti per colui che si accingeva a comprare un animale utile e necessario per il lavoro o per i viaggi e guardare la condizione dei suoi denti era l’unico modo possibile per evitare i tentativi di frode.

Il corrispettivo in lingua latina era infatti “Noli equi dentes inspicere donati” e la traduzione letterale è “non si devono guardare i denti del cavallo”.

Il primo ad utilizzare l’espressione fu San Girolamo nella sua Commentariorum In Epistolam Beati Pauli Ad Ephesios. Tutto ciò che è regalato va accettato, questo è il significato del famoso proverbio che vede appunto la sua espressione nel momento in cui viene fatto un regalo che non va valutato in base al suo valore o condizione, ma accolto con gratitudine.

Questo proverbio è conosciuto in molte lingue e spesso viene usato come rimprovero nei confronti di coloro che anziché essere contenti dei doni ricevuti hanno la brutta abitudine di criticarli all’insaputa del donatore. Un monito di buona educazione e di rispetto che ha un’origine antichissima ed è quindi valido universalmente e la metafora si può estendere anche a qualsiasi cosa si ottenga in dono senza faticare troppo, dimostrando gratitudine senza farsi troppe domande.

Questo aspetto potrebbe però avere un rovescio della medaglia: quando gli Achei lasciarono sulla spiaggia davanti a Troia un enorme cavallo di legno l’unica voce a generare il dubbio nei troiani fu quella di Laocoonte che mentre i compatrioti si apprestavano a trascinare il trofeo in città, gridava “Timeo Danaos – proclama – et dona ferentes” ossia temo i Danai (i Greci) anche quando regalano cavalli. Magari se quel giorno qualcuno “avesse guardato in bocca al caval” prima di accettare bonariamente, le cose sarebbero andate in modo diverso(!)

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