HIJAB: IL VELO ISLAMICO

Il velo islamico

Il termine hijab (in araboﺣﺠﺎب‎, ḥijāb, pronuncia /ħiˈʒæːb/, derivante dalla radice ḥ-j-b, “rendere invisibile, celare allo sguardo, nascondere, coprire”) indica qualsiasi barriera di separazione posta davanti a un essere umano, o a un oggetto, per sottrarlo alla vista o isolarlo.  

Acquista quindi anche il senso di “velo”, “cortina” o “schermo”.

Donna che indossa un velo islamico

Di norma, però, il termine ḥijāb viene usato in riferimento a un particolare capo di abbigliamento femminile, il velo islamico, e in particolare a quella foggia di velo che adempie almeno alle norme minime di velatura delle donne, così come sancite dalla giurisprudenza islamica. In questa voce, perciò, si farà riferimento in generale al tema della velatura delle donne nell’Islam,

Chador

velo in uso presso le donne iraniane
Il chador o chadar (pron. [ʧaˈdɔr]; dal persiano چادر, ciâdar, “velo”, “mantello”), è un indumento tradizionale iraniano simile a un mantello e a un foulard indossato dalle donne quando devono comparire in pubblico.

Niqab

Il niqāb (in araboنقاب‎) è un velo presente nella tradizione araba preislamica e in quella islamica, che copre l’intero corpo della donna, compreso il volto, lasciando scoperti solo gli occhi.

Donne che indossano il niqāb (velo integrale) in Turchia.

Caratteristiche

Di solito si compone di due parti, divise fra loro: la prima è formata da un fazzoletto di stoffa leggero e traspirante, che viene collocato al di sotto degli occhi a coprire naso e bocca, e legato al di sopra delle orecchie, mentre la seconda parte è formata da un pezzo di stoffa molto più ampio del primo, che nasconde i capelli e buona parte del busto, da legare dietro la nuca, e poi lasciato cadere morbido lungo le orecchie.

 Esistono, tuttavia, altri tipi di “velo”, che variano in modo più o meno consistente e sono utilizzati in diversi territori.

Burqa

capo d’abbigliamento
Il burqa, o burka (in urduبُرقع, burqaʿ, così come in araboبرقع‎, burqaʿ, o bourka, o burqu, ma anche chadri o paranja in Asia Centrale), è un capo d’abbigliamento usato prevalentemente dalle donne in Afghanistan e in Pakistan. Burqa è l’arabizzazione della parola persiana purda (parda) che significa “cortina”, “velo”, lo stesso significato cioè di hijab.

Donna col burqa

Caratteristiche

Il termine burqa individua due tipi di vestiti diversi: il primo è una sorta di velo fissato al capo che copre l’intera testa, permettendo di vedere solamente attraverso una finestrella all’altezza degli occhi e che lascia gli occhi stessi scoperti, o che lascia scoperti occhi e bocca, che rimane però coperta da una sorta di mascherina come nel cosiddetto bandar burqa.[1] L’altra forma, chiamata anche burqa completo o burqa afghano, è un abito, solitamente di colore nero o blu, che copre sia la testa sia il corpo. All’altezza degli occhi può anche essere posta una retina che permette di vedere parzialmente senza scoprire gli occhi della donna. L’obbligo di indossare il burqa appare conseguenza di tradizioni locali, indipendenti dalle prescrizioni religiose dell’Islam; nelle norme coraniche si riconosce normalmente l’obbligo di indossare un velo, anche se l’argomento è tuttora assai controverso, mancando, ad esempio, la pena in caso di trasgressione:
«E di’ alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi, sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare.» (Sūra XXIV:31)

Storia

Due donne con il burqa (velo) completo

Il burqa è stato introdotto in Afghanistan all’inizio del 1890 durante il regno di Habibullah Kalakānī, che lo impose alle duecento donne del suo harem, in modo tale da “non indurre in tentazione” gli uomini quando esse si fossero trovate fuori dalla residenza reale. Divenne così un capo per le donne dei ceti superiori, da usare per essere protette dagli sguardi del popolo.

Prerogativa dei più abbienti fino agli anni ’50, successivamente gli stessi ceti elevati cominciarono a non farne più uso, ma nel frattempo era diventato un capo ambito anche dai ceti poveri. Nel 1961 venne proclamata una legge che ne vietò l’uso alle pubbliche dipendenti. Durante la guerra civile venne instaurato un regime islamico e quindi sempre più donne tornarono a indossarlo, fino al divieto assoluto di mostrare il volto imposto a tutte le donne dal successivo regime teocratico dei ṭālebān che durò meno di cinque anni. Attualmente, sia in Afghanistan, sia nel resto del mondo -salvo in Arabia Saudita, dove l’obbligo è stato abolito nel marzo 2018, non vige l’obbligo sanzionato dalla legge di indossare il burqa.

(Fonte Wikipedia)