NECKLACING

La pratica del “Necklacing”

La “collana“, in inglese necklacing dalla parola necklace che significa appunto collana (o tortura dello pneumatico) è un metodo di esecuzione sommaria extragiudiziale e tortura eseguita forzando uno pneumatico di gomma imbevuto di benzina attorno al petto e alle braccia, a volte forzandolo sulle spalle per immobilizzarle (proprio come una collana), di una vittima (legata mani e piedi) e dandogli fuoco.

Il termine “collana” è nato negli anni ’80 nelle township nere del Sudafrica dell’apartheid, dove sospetti collaboratori venivano giustiziati pubblicamente in questo modo.

Si tratta di insediamenti “out of the city” vicino ai margini delle grandi città del Sud Africa abbandonati dalla polizia carenti dei servizi di base ed abbandonati dal governo centrale nonostante i diversi proclami politici a tutela delle minoranze.

Qui vige quindi la legge del più forte per tutelarsi gli uni contro gli altri: il problema principale è che una volta che si condannano persone senza un processo adeguato la vendetta prende il suo posto! Qui nasce il “para-stato” e la criminalità si crea un sistema di giustizia parallelo e cruento.

necklacing

Una pratica orribile per cui chi è sensibile è pregato di non continuare a leggere…

Questo non accade solo in Sud Africa, ma è anche una tecnica dei cartelli nelle Americhe e di altri gruppi disumani simili in Africa e nel Medio Oriente e forse anche l’India.

Dai alle persone un motivo per essere arrabbiato e lascia che agiscano insieme e abbiamo la ricetta per il disastro. Essere arrabbiati in una township sudafricana è incredibilmente facile: povertà e fame sono all’ordine del giorno: mancanza di accesso all’acqua, al cibo, all’elettricità, all’istruzione, al denaro e alle opportunità, al pavimento di terra battuta, alle storie di essere stato picchiato dalla polizia raccontato da tuo zio, o al modo in cui tua nonna piange quando parli di tuo zio adesso o qualsiasi altra cosa dei 1000 di altre cose.

Un innesto, al centro del fenomeno del necklacing, è avvenuto con gli immigrati clandestini provenienti dal vicino stato dello Zimbabwe (un paese appena a nord del Sud Africa che è imploso a quasi tutti i livelli e quindi la gente è fuggita prima di morire).

Questi rifugiati hanno cercato di integrarsi nella nuova realtà ma, spesso, trattati differentemente nei servizi base come il salario etc. con il rischio di espulsione per un’eventuale rifiuto!

Da una parte lavoratori sudafricani pagati meno di un salario minimo e dall’altra immigrati inseriti che accettano i lavori lasciati dai primi: la miccia è innestata e la rabbia mista a frustazione è “appiccata”!

Il necklacing”‘ rappresentava il peggiore degli eccessi commessi in nome della rivolta. Questa era una forma particolarmente raccapricciante di giustizia di massa, riservata a coloro che si pensava fossero collaboratori del governo, informatori e poliziotti neri. I carnefici avrebbero forzato una ruota di un’auto sopra la testa e attorno alle braccia del sospettato, l’avrebbero inzuppata di benzina e gli avrebbero dato fuoco. Immobilizzata, la vittima ustionata a morte”. (Lynda Schuster)

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