CAPACOCHA

MOMENTO CURIOSITÀ

Verso la fine del XV secolo un gruppo di Inca salì sul vulcano Llullaillaco, tra le cime innevate delle Ande, per sacrificare agli dèi due bambini piccoli (un maschio e una femmina) e una ragazzina di circa 14 anni.

Non fu un evento unico nel suo genere, bensì una cerimonia nota come “capacocha” che si svolgeva in occasioni speciali come un periodo di siccità o la morte di un sovrano: sacrificando alcuni bambini considerati puri, che venivano rigorosamente selezionati in base a una serie di criteri, gli Inca speravano di ottenere il favore divino.

Circa 500 anni più tardi, nel marzo 1999, un team di archeologi ritrovò le tre mummie sepolte sulla gelida cima del vulcano.

Il loro stato di conservazione era così perfetto che tra i capelli del maschio si potevano ancora osservare le lendini, segno che aveva i pidocchi. L’unico corpo davvero rovinato, per via di un fulmine che aveva colpito la sepoltura, era quello della bambina piccola, chiamata oggi la “bambina del fulmine”.

Il più impressionante apparteneva invece alla ragazzina di circa 14 anni, che probabilmente era un’aclla, ovvero una “prescelta” proveniente da un luogo sacro in cui alcune delle donne più belle dell’impero dovevano vivere con obbligo di castità.

Successive analisi hanno fatto emergere alcune curiosità interessanti.

Sappiamo per esempio che nei mesi precedenti alla morte i tre avevano masticato foglie di coca e consumato alcol in quantità sempre maggiori man mano che si avvicinava il momento fatidico del sacrificio.

Secondo gli studiosi, ciò indicherebbe un lungo periodo di preparazione rituale in cui le vittime avevano ricevuto anche sostanze sacre e inebrianti.

(Fonte Una pillola di storia antica al giorno)