FRIDA KAHLO – LA PITTRICE MIRACOLATA

Frida Kahlo, fu investita da un tram nel settembre del 1925, presso un incrocio vicino al mercatodi San Juan, a Città del Messico, da un autobus su cui viaggiava; aveva solamente diciotto anni!

Si racconta che fu trovata completamente nuda (i vestiti si “sdrapparono” all’impatto) ricoperta di polvere d’oro: il suo corpo insanguinato, infatti, fu ricoperto casualmente, da una vernice dorata proveniente da un sacchetto “scoppiato” di qualcuno.

Un pezzo di frammento di ferro della carrozza, le sporgeva dal corpo trafitto a livello del bacino. “Così ho perso la mia verginità” poi disse in quanto il pezzo ferroso le usci dalla vagina (!).

Le terribili ferite sul corpo spezzato – le clavicole, le costole e la sua spina dorsale rotte in più punti – la gamba destra rotta in undici punti ed un piede frantumato configuravano una scena da film di Tarantino.

“Un miracolo mi ha salvato” disse “poichè di notte in ospedale, la morte danzava intorno al mio letto”. Frida, infatti, rimase immobilizzata nel suo letto col gesso dalla testa ai piedi per un mese intero. Per i successivi due anni è stata “in trazione” in uno speciale corsetto ortopedico. La prima annotazione che è riuscita a fare nel diario: “Bene: sto iniziando ad abituarmi alla sofferenza”.

In questi frangenti si accese la scintilla dentro di sè e la ragazza decise di dipingere appunto per distrarsi e non impazzire di dolore. Suo padre le realizzò una barella in modo da permetterle di scrivere da sdraiata. Sua sorella le attaccò un grande specchio sotto il baldacchino.

“Ho studiato il mio viso, i minimi movimenti, le pieghe dei fogli, i contorni degli oggetti luminosi che mi circondavano. Ho visto me stesso tutto il tempo. Frida è dall’interno, Frida è fuori, Frida è ovunque, Frida è infinita … “, disse in seguito Kahlo.

Nel suo essere immobile, Frida, ritrovò nel disegno dei moti arditi del suo animo che le fecero confessare un giorno a sua madre : “Ho qualcosa per cui vivere. Per amore della pittura”.

Gli autoritratti divennero la trama principale del lavoro dell’artista. “Scrivo me stessa perché trascorro molto tempo da sola e sono l’argomento che conosco meglio”, Kahlo condivise i suoi pensieri: “Non dipingo mai sogni o incubi, ritraggo la mia realtà”.

La ragazza subi più di 30 operazioni, le sue gambe erano coperte di cicatrici, che preferiva nascondere sotto le lunghe gonne dei tradizionali abiti messicani, e il dolore incessante e dolorante diventò il suo compagno costante fino all’atto della sua morte. Gli unici raggi di luce, in questo dolore oscuro, furono i  suoi pennelli ed i colori che di volta in volta sceglieva.

La forza di volontà di questa donna, il suo coraggio sconfinato sono ammirevoli in quanto ha dimostrato al mondo intero che nulla è impossibile per chi è in grado di sopportare il dolore e farne anzi un trampolino verso paesaggi di vita più amabili e ricchi di consapevolezza.

Si può concludere dicendo che l’incidente d’auto così crudele è stata la fiammella che ha acceso l’artista rendendola immortale.

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