ORRORE

ORRORE

“Avete fatto voi questo orrore, maestro?”, chiese l’ ufficiale nazista.
“No, l’avete fatto voi”, rispose Picasso.

orróre s. m. [dal lat. horrororis, der. di horrere (v. orrido)]. – 1. a. Impressione violenta di ribrezzo, di repulsione, di spavento, provocata nell’animo da cose, avvenimenti, oggetti, persone che siano in sé brutti, crudeli, ripugnanti e sim.: vista, spettacolo, racconto che fa (o mette, suscita, desta, ispira, incute) o.; misfatti che riempiono di o.; provare o. alla vista del sangue; essere preso, compreso, còlto, invaso da o., da un senso di o.; rabbrividire, fremere d’o.; un brivido, un moto, un gesto d’o.; un grido di o. si levò dalla folla; film dell’o. (e con sign. collettivo cinema dell’o., per indicare il genere), basati sull’orrido e sul macabro (v. horror). Anche, di cose che ripugnino moralmente: il suo cinismo mi fa orrore. In senso concr., la cosa stessa che provoca tale sentimento: gli o. della guerra civile, della rivoluzione, della miseria, della depravazione; mi narrò tutti gli o. della sua prigionia; l’animo si ribella a questi o.; è un o.; che o.! In usi iperb., con riferimento a cosa, opera, persona assai brutta: questo quadro, questa statua, questa musica è un vero o.; che o. quell’uomo! b. Per estens., sentimento di ripugnanza, di avversione, di antipatia, per cui si rifugge naturalmente da qualche cosa: avere o. per il sangue, per la menzogna, o più spesso avere in o. il sangue, la menzogna; ho o. per la solitudine; ho in o. qualsiasi eccesso. Con sign. affine, o. del vuoto, v. horror vacui. 2.letter. Senso di sbigottimento ispirato dalle tenebre, dall’oscurità: un solitario orrore D’ombrosa selva mai tanto mi piacque (Petrarca); all’orror de’ notturni Silenzj si spandea lungo ne’ campi Di falangi un tumulto e un suon di tube(Foscolo). Con accezione partic., sacro o. (e, meno com., o. religioso), sentimento misto di superstizioso terrore, di rispetto e di venerazione ispirato da luoghi in cui si sente la presenza della divinità; nell’uso odierno, l’espressione sacro o. è per lo più adoperata in tono scherz. per indicare avversione (soprattutto per ciò che non è in sé un male): ha un sacro o. dell’acqua, di persona che è poco amante della pulizia o anche di persona a cui piace molto il vino.

 

(Fonte Treccani)