CHEAP BULK

Nel giro di un paio di secoli, lo zucchero si è trasformato da uno sfizio di lusso a quello che gli inglesi chiamano “cheap bulk”, cioè un ingrediente che aggiunge peso e calorie a basso costo ai prodotti confezionati. Se gli italiani prima della seconda guerra mondiale consumavano in media 24 grammi di zucchero al giorno, oggi ne consumano circa 76 grammi (circa 16 cucchiaini). Insomma il consumo di zucchero è quasi triplicato nell’arco di un secolo. Il problema è che non sempre ci accorgiamo di quanto zucchero consumiamo, perché questo ingrediente si nasconde da qualche decennio nella maggior parte di bibite e alimenti confezionati – sia dolci che salati.

Se molto spesso però il consumo eccessivo di zucchero viene associato all’epidemia di obesità americana, in realtà molti paesi europei consumano quantità di zucchero ben superiori rispetto agli Stati Uniti. La Svizzera è in testa all’Europa con una media di 126 grammi di zucchero al giorno. L’Italia si trova nella media europea, ma comunque ben al di sopra della dose raccomandata dall’Oms, che si aggira intorno ai 25-30 grammi di zucchero al giorno. Il trend del consumo di zucchero dei paesi occidentali ha raggiunto il suo picco negli anni ‘70, e da allora è in lieve calo, grazie anche a una maggiore consapevolezza degli effetti che un consumo eccessivo può avere sul proprio peso e quindi sul rischio di sviluppare malattie croniche.

Il record di consumo quindi oggi è detenuto da alcuni paesi del Sud America e dell’Africa, e non è un caso: man mano che il consumo è diminuito nei paesi occidentali, l’industria dello zucchero (e in particolare delle bevande zuccherate) ha iniziato a pubblicizzare in modo più aggressivo in paesi in cui i cittadini non sempre hanno le risorse economiche e un accesso adeguato all’informazione per seguire un’alimentazione più sana. L’esempio più eclatante è San Cristòbal De Las Casas in Messico dove, a causa della siccità, i cittadini bevono più bevande zuccherate che acqua.

(Fonte FB Will Media)