Vuolsi così colà dove si puote

Tale aulica espressione completa recita: “Vuolsi così colà dove si puote /ciò che si vuole, e più non dimandare” è traducibile in modo puntuale in “questa è la volontà di chi detiene il potere, non chiedere altro”. In genere è menzionato solamente il primo verso per evitare la pleonastica affermazione (facilmente intuibile) di non chiedere altro appunto.

ORIGINE

Dante è l’artefice, con la mitica Divina Commedia, di aver creato tali splendidi versi, citati da Virgilio per placare gli spiriti maligni che manifestano irritazione al transito suo accompagnato da Dante che è una persona vivente e cosciente. L’accettazione da parte dei dannati del transito dei due passanti dopo questa sorta di “esorcismo”, indica la loro remissione alla legge divina.

Nel linguaggio comune l’espressione viene usata per sottolineare l’inutilità di opporsi a un ordine superiore, di voler modificare una disposizione stabilita da chi ha il potere ultimo di decisione, contro il quale ogni reclamo è vano.

L’espressione viene usata per la prima volta, come abbiamo già sottolineato, nei confronti di Caronte:

«[…] Caron, non ti crucciare:
Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare»
(Inf. III 94-96)

Ma altre due volte possiamo notare è stata riprodotta:

La seconda volta viene rivolta a Minosse:

«[…] Perché pur gride?

Non impedir lo suo fatale andare:
Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare»
(Inf. V 22-24)

La terza, con qualche variazione, a Pluto:

«[…] Taci, maladetto lupo;
consuma dentro te con la tua rabbia.

Non è sanza cagion l’andare al cupo:
vuolsi ne l’alto, là dove Michele
fé la vendetta del superbo strupo»
(Inf. VII 8-12)

cioè si vuole lassù dove l’Arcangelo Michele vendicò la ribellione degli angeli, cioè in Paradiso.

Il significato è il medesimo: le parole hanno l’effetto di acquietare i “mostri” subitaneamente; essi, infatti, si placano facendo passare i due pellegrini.

Un modo elegante per dire “fatti i caxxi tuoi”!

 

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