VOLUPTAS MORS – UN’OPERA SCANDALOSA 81 views - 15 Settembre 2021 – Pubblicato in: Lo Sapevi che – Tags:

L’eccentrico pittore Salvador Dalí qui (foto sottoriportata) è intento alla preparazione dell’opera “Voluptas Mors” (“Nel piacere è la morte”, conosciuta anche come “Morte voluttuosa” o “Il teschio”), 1951.

Foto di Philippe Halsman.

Nel lavoro ultimato è palesemente evidente l’eccentricità del pensiero surrealista di Salvador Dalì, che nel 1951, nello studio newyorkese del fotografo Philippe Halsman, partorì lo storico scatto In Voluptas Mors.  In avanti e a margine della foto un ritratto dell’artista (appare nell’istantanea perché egli, come dichiara, è l’incarnazione stessa del surrealismo e, quindi, soggetto inscindibile dalla propria arte: La differenza tra me e i surrealisti è che io sono Surrealista) e più all’interno, sulla destra, la sua magnifica e provocatoria, soprattutto per l’epoca, intuizione: un “tableau vivant” realizzato con i corpi di sette donne nude a formare un teschio, concretizzando, coerentemente al proprio stile rivoluzionario anticonvenzionale e perfino oltraggioso, l’antica ed eterna dialettica tra Eros e Thanatos.

Affinché restituisse in una nuova forma, di forte impatto visivo ed emozionale, la percezione di una sensualità umana feconda e terrena, tanto attraente quanto caduca, effimera rispetto all’altrettanto terrena, ma perenne nella sua inamovibilità, condizione della morte, che interessa parimenti ogni essere vivente, uomo compreso.

L’istantanea è stata fonte d’ispirazione per molti projects designs contemporanei: da una recente campagna contro l’Aids alla stampa promozionale di un brano della rock band statunitense Queens of the Stone Age, passando per operazioni di body painting improntate a celebrare, sublimandola, la carica evocativa e simbolica conservata dal teschio nel corso dei secoli.

Esorcizzare la morte attraverso la Vita e quindi l’Eros come migliore, forse, espressione di essa: vitalità dei corpi voluttuosi che armonicamente avvicinano la morte.

Un’illusione quella di annientarla ma utile al pensiero per avvicinarlo all’immortale essenza. Quale migliore opera se non questa rappresentata?

 

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