MOSÈ

Il Mosè, tecnicamente parlando, supera la ragione umana e tutta l’arte passata, presente e futura.
Michelangelo scolpisce l’opera per ben due volte, prima del 1517, dandole una postura ed uno sguardo frontale,

per poi modificarla ben 25 anni dopo voltandola in parte verso sinistra. Girare su se stessa una statua di marmo, già abbondantemente scolpita, ha del sovrumano, e solo un genio come lui poteva riuscirci. Giro’ letteralmente la testa verso un lato e ciò significava, come ci raccontano testimoni dell’ epoca, che la punta del suo naso corrispondeva alla gota del volto precedente. La barba scende dritta, poi ad un certo punto si contorce, volta verso un lato e scende con pochi boccoli, perché in quella zona, ormai, c’era poco marmo da scolpire. Ma è sulle gambe che il Maestro fece un capolavoro assoluto. Nella prima fase erano dritte e parallele, ma lui decise di piegarne una, ma con un grosso problema: Non aveva abbastanza marmo da scolpire. Soluzione: Sfrutto’ le pieghe delle vesti, rimodello’ un ginocchio in un’ altra posizione rimpicciolendolo di 6 cm, in seguito scolpi’ il piede riportandolo indietro rispetto al corpo, per dare dinamicità e movimento alla statua. Infine scolpi’ un drappeggio tra le gambe per nascondere il tutto, impedendo il confronto tra le due ginocchia.
Il Ghirlandaio, quando lo vide all’opera nella sua bottega all’ età di 12 anni, esclamò: Le sue mani sono guidate da Dio.
(Fonte FB Curiosità)