CERMIS

MOMENTO SERIO – ACCADDE OGGI : CERMIS

Era il 3 febbraio 1998. Pomeriggio. Un aereo militare dei marine Usa decollò dalla base di Aviano per un volo d’addestramento.

A bordo erano in quattro. Ridevano, si scoprì dopo, e filmavano con una videocamera le Alpi e il Lago di Garda. Era un videoricordo per il pilota Richard Ashby, all’ultima missione in Italia. Forse per un altimetro rotto, forse per riprendere ancora più in dettaglio lo splendido paesaggio, il pilota volò ancora più basso e più veloce dei limiti consentiti. Alle 15 e 12, la tragedia. Nei pressi di Cavalese, località sciistica a 40 km da Trento, l’aereo tranciò le funi della funivia del Cermis. Una cabina con venti persone precipitò da circa 150 metri e si schiantò al suolo sette secondi dopo. Tutti morti.

Dopo la strage, iniziò la lotta tra Stati Uniti e Italia per la giurisdizione del caso. Chi doveva processare i marine americani? Il Paese dove era avvenuto il fatto o il Paese di residenza degli imputati? In base alla Convenzione di Londra del 1951 sullo status dei militari della Nato, il processo venne fatto all’interno di una corte militare Usa. E si concluse con l’assoluzione dalle accuse di omicidio preterintenzionale e omicidio colposo. L’aereo viaggiava sì sotto l’altezza minima consentita (600 metri), ma il pilota sostenne che l’altimetro era rotto e che non sapeva dei limiti di velocità. Alcuni imputati vennero riconosciuti colpevoli soltanto per ostruzione alla giustizia e condotta inadatta. Congedati dai Marines ma liberi.

Anni dopo, davanti alle telecamere del National Geographic, gli stessi investigatori Usa dissero che non era stata fatta piena luce e giustizia sui fatti. E il navigatore dell’aereo, Joseph Schweitzer, per la prima volta parlò di come aveva distrutto le prove. Mentre volavano a bassa quota, raccontò, lui stava girando un video «turistico» con una piccola telecamera. Riprendeva il paesaggio, il pilota. Dopo la tragedia, al ritorno alla base, estrasse la videocassetta, la sostituì con una vergine e poi la bruciò per disfarsi di ogni prova. I familiari delle vittime hanno avuto soltanto nel 1999 un risarcimento (4 miliardi di lire a vittima), pagato per il 75% dagli Stati Uniti.

(Fonte Will media)