ABORTO : FAVOREVOLI O CONTRARI? 605 views - 7 Gennaio 2021 – Pubblicato in: Lo Sapevi che – Tags:

Il latino abortus, da cui viene il nostro ‘aborto’, è participio passato del verbo aborior. Si tratta del negativo del verbo orior, che significa ‘sorgere, levarsi, nascere’ (dalla medesima radice anche ‘oriente’, ‘origine’, e via dicendo); il prefisso ab- descrive propriamente un allontanamento

In Italia l’interruzione di gravidanza è legale, secondo la legge 194 del 1978. Ma l’obiezione di coscienza rende sempre più difficile l’accesso all’aborto nel nostro paese.

Per la legge italiana, l’obiezione di coscienza indica il rifiuto di adempiere a un obbligo imposto per legge contrario ai propri convincimenti morali o religiosi e alla propria coscienza. Il numero elevato di medici obiettori spesso rende difficile assicurare un altro diritto, l’interruzione di gravidanza entro i 90 giorni dal concepimento.

Secondo l’Istat, oggi negli ospedali italiani 7 ginecologi su 10 sono obiettori. La percentuale di obiezione supera l’80% in otto regioni, arrivando al 96,9% in Basilicata. A questo si aggiungono i numeri degli anestesisti (48.8%) e del personale non medico (44%).

Secondo una ricerca dell’Eurispes, l’82% degli italiani è favorevole all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Perché allora ci sono così tanti medici obiettori?

Non ci sono dati specifici ma alcune ricerche promosse da LAIGA, l’associazione italiana dei medici non obiettori, sostengono che nella maggioranza dei casi si diventi obiettori perché questo facilita la carriera, crea situazioni di consenso maggiori e condizioni lavorative più gradevoli. Per molti ginecologi infatti, l’IVG è una pratica ripetitiva e lavorativamente non gratificante e i pochi non-obiettori si ritrovano a praticare da soli tutti gli aborti, anche se sono la pratica medico-ginecologica più diffusa dopo il parto. Una carriera poco desiderabile.

LAIGA si è appellata due volte al Consiglio d’Europa per denunciare la mancata applicazione della legge 194 e in entrambi i casi il Comitato Europeo dei Diritti Sociali le ha dato ragione: l’applicazione del diritto all’aborto in Italia è troppo ostacolato e comporta notevoli rischi per la salute delle donne, incluso quello di dover ricorrere a interruzioni di gravidanza illegali e pericolose.

In Germania e Francia, dove esiste l’obiezione di coscienza, gli obiettori sono rispettivamente il 6% e il 3%. In Svezia e in Finlandia non esistono proprio. La legge 194 quindi deve sì proteggere l’obiezione, ma deve anche proteggere la sicurezza delle donne.

 

(Fonte FB Will Media)