LA PUNTEGGIATURA (INTERPUNZIONE): I PUNTINI SOSPENSIVI… 265 views - 27 Giugno 2021 – Pubblicato in: Grammatica – Tags: , ,

La punteggiatura o interpunzione indica le pause del discorso mediante segni grafici

(la virgola, il punto, il punto e virgola, i due punti, il punto interrogativo, il punto esclamativo, i puntini di sospensione, le lineette, le parentesi, le virgolette), la cui collocazione risponde ad una esigenza pratica di chiarezza logica e, al tempo stesso, ha valore espressivo (ad esempio, quando si desidera porre in evidenza una parte della frase, oppure quando si vuole creare un senso di attesa).

La punteggiatura regola l’articolazione del pensiero; essa sottolinea in modo visibile le relazioni sintattiche (cioè il loro corretto rapporto) tra le componenti del discorso, organizzando quest’ultimo in una gerarchia di unità logiche di maggiore o di minore importanza; traduce nella lingua scritta la dinamica del discorso parlato (come, ad esempio, avviene per gli scrittori che tentano di conferire maggiore verosimiglianza ai dialoghi). La punteggiatura può variare nelle sue forme in base all’autore del testo e rappresentare un elemento stilistico; tuttavia, in base all’uso ed alle convenzioni che ne sono seguite, se ne possono fissare le norme e le costanti. Quindi, l’uniformità nell’impiego dei segni d’interpunzione ha reso possibile l’individuazione di una punteggiatura “logica”, la cui funzione non va sottovalutata, poiché rappresenta il collante che garantisce la coerenza e la fruibilità della comunicazione.

Le discussioni che si sono fatte sulla punteggiatura, dalla fine del secolo XIX ai giorni nostri, vertono sull’opportunità di rendere parsimonioso e regolato l’impiego dei segni. L’uso stilistico di essi è sembrato a numerosi trattatisti una minaccia alla stabilità delle regole di punteggiatura, mentre la concezione di una punteggiatura rigorosamente logica incontrava ostacoli a volte insormontabili. Contro la tendenza ad un contemperamento tra punteggiatura logica e punteggiatura stilistica, D’Ovidio obiettava che ne sarebbero conseguite incertezze e perplessità per scrittori e lettori. Come esempio di perfetta interpunzione, alcuni trattatisti propongono ancora oggi passi di Carducci che propendeva, non senza oscillazioni, per una punteggiatura misurata. L’odierna tendenza alla semplificazione della punteggiatura corrisponde allo svincolarsi dell’espressione dalle strutture logiche e sintattiche e dal ritmo della prosa ottocentesca. Francesco Flora annota che “i moderni tendono con ragione a diradare i troppi segni di interpunzione. Ma sono anche capaci di abolirli affatto, talvolta per eccesso di raffinatezza, talvolta per manifesta ignoranza.”

I PUNTINI SOSPENSIVI

I puntini o punti di sospensione, detti anche di reticenza, sono costituiti da tre puntini (; talvolta, anche in numero superiore a tre, come si può leggere nei testi di alcuni scrittori) e servono ad esprimere:

  • un’interruzione reale del discorso: “Se posso… Se non le dispiace…” (L. Pirandello);
  • un’esitazione, come in: Ma… se fosse possibile altrimenti…;
  • una sospensione dovuta:
    – a dubbio o incertezzaNon so… ma dubito che tu possa riuscire…; Ecco… dunque… be’, appoggialo sul tavolo;
    – a confusione o agitazioneNon saprei risponderti… con tutto quello che ho nella…; Non dire più altro, se no…
    – a ironia, gioiaE questo, secondo te, sarebbe un… capolavoro; Che gioia rivederti dopo…
  • una metafora arditaDirei quasi che cantava… in punta di piedi; Ugo disse che studiava con… Letizia.
  • una reticenzaNon vorrei che… ; Non dico questo, ma…; Ti sei comportato malissimo, da vero… Ma non voglio usare parole grosse che… Lascio a te di giudicarti.
  • una pausa, dopo una frase interrogativa o esclamativa: Cosa pretendete con codesta vostra parola? Di farmi…?; Cosa ho fatto io?… Nessuno più mi crede!…I puntini vanno posti prima o dopo il punto esclamativo o il punto interogativo, secondo che s’intenda omessa qualche parola necessaria per compiere il senso, oppure quando si voglia indicare una pausa dopo l’interrogazione o l’esclamazione.
  • una citazione in luogo di quanto precede o quanto segue: “…mi ritrovai per una selva oscura…” (Dante).Nelle citazioni, i puntini si usano quando occorra indicare eventuali lacune; in questo caso, sono chiusi tra parentesi quadre: “Mentr’egli guardava la donna che stava ripetendo quel suo gesto caratteristico di sollevare le grosse braccia verso la fune della biancheria […] gli venne fatto di pensare, per la prima volta, che era bella.” (“1984”, George Orwell).

Inoltre, i puntini si pongono alla fine di una serie, per indicare che la stessa serie continua: Vedemmo cavalli, asini, buoi…; Primo, secondo, terzo…; 1, 2, 3, 4, 5, 6…
Talvolta essi indicano che una parola o un numero o parte di una parola sono stati omessi o debbono essere scritti per completare la frase o la parola o la dicitura: Abitante in via… n. …; Il signore A… B… ci scrive da Torino; Della firma si legge solo Ros…; Questa è una casa… (mettere l’aggettivo).

Dopo i puntini si usa la lettera maiuscola solo se essi indicano la fine di un periodo; altrimenti, si può proseguire con la minuscola.

(Fonte https://grammatica-italiana.dossier.net/punteggiatura.htm)