APOSTROFO 858 views - 16 Marzo 2021 – Pubblicato in: Grammatica

Apostrofo: l’uso corretto e gli errori più comuni

Apostrofo: l'uso corretto e gli errori più comuni

 

Nonostante l’italiano sia la nostra lingua madre, ci sono alcune regole grammaticali che tendiamo a ignorare o dimenticare.

L’apostrofo, ad esempio, rappresenta uno dei più grandi scogli degli Italiani, finendo spesso confuso con l’accento (se non addirittura ignorato). Se anche tu riconosci di avere qualche dubbio a riguardo, eccoti una piccola guida all’uso corretto dell’apostrofo.

Cos’è l’apostrofo?

L’apostrofo è un segno grafico in forma di virgoletta (’), che si utilizza per indicare sia l’elisione vocalica, ovvero la caduta di una vocale davanti alla vocale iniziale della parola successiva, sia il troncamento, ossia la perdita di una vocale o consonante o sillaba alla fine di una parola.

Imparare le regole di utilizzo dell’a. può richiedere un po’ di tempo, ma un’occhiata veloce agli errori più comuni non può che esserti utile. Ecco allora la lista delle parole e delle espressioni che vengono sbagliate più spesso.

Un altro e un’altra

Quando si apostrofa una parola? La regola è semplice: l’apostrofo si usa solo se la parola successiva è di genere femminile. In questo caso la vocale finale cade per elisione davanti alla vocale successiva. Invece, se la parola che segue l’articolo “un” è maschile, non si usa l’apostrofo. In quel caso la “o” è caduta per troncamento, ossia la caduta di un elemento a fine parola, indipendentemente da come cominci quella successiva.
Esempio: Un amico e NON un’amico. Un’amica e NON un amica

Qual è

La forma corretta nell’italiano contemporaneo è qual è, senza apostrofo. La più diffusa forma qual’è è scorretta. Non si tratta di un caso di elisione ma di troncamento, dal momento che qual esiste come forma autonoma.

Un po’

La forma corretta è un po’. S tratta di un troncamento della parola poco, di conseguenza l’apostrofo va messo per segnalare la caduta di una sillaba.

Ce n’è

L’espressione corretta ce n’è è forma contratta di ce ne è, con elisione della -e di ne; si tratta della realizzazione della terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo esserci.

(Fonte bit.ly/3tqoswF)