SI NUDDU MISCATU CU NNENTI

Si nuddu miscatu cu nnenti

La Sicilia è una terra magnifica, qui la cultura popolare si mischia con l’arte, la terra e i sapori tipici di un luogo antico.

In Sicilia il mare lambisce spiagge incantate e tutto sembra essere più bello e scintillante, proprio qui sopravvive un modo di fare che mantiene vive le tradizioni e il dialetto siculo è tutto da imparare.Per chi non conosce il dialetto esistono delle espressioni che sono intraducibili in italiano e che solo dopo averle studiate è possibile capirlo. Proprio per questo chi vuole fare un viaggio in questa bellissima isola deve cercare di scoprire prima quelli che sono i modi di dire più famosi e usati, per esempio chi conosce il modo di dire “si nuddu miscatu cu nnenti“? Non è bello sentirselo rivolgere, davvero! Partendo da qua vediamo quali sono i 10 modi di dire più usati in Sicilia.

Si nuddu miscatu cu nnenti” cu nnenti tradotto in italiano perde il suo valore, la sua verve, eppure è bene vedere cosa vuol dire: sei nessuno mescolato col niente.

Infatti, nuddu vuol dire proprio niente mentre ammi/escatu vuol dire mischiato ma anche farcito quindi “si nuddu miscatu cu nnenti” è davvero una grave offesa perché vuole significare una persona che non vale niente e che è infarcita di vuoto, di inettitudine.

Non è quindi una bella espressione con la quale apostrofare una persona e indica, sempre, un grado abbastanza elevato di offesa, infatti, in Sicilia ci si rivolge con questo modo di dire solo a persone di cui si ha una gran brutta opinione.

Questo modo di dire è davvero così famoso da essere inserito in un film davvero toccante ovvero i Cento Passi, film del 2000 diretto da Marco Tullio Giordana, sulla storia dell’attivista Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nella sua terra di Sicilia proprio nei giorni in cui le brigate rosse compivano un’altra strage, quella di Aldo Moro.

In questo film, nella scena più toccante, Claudio Gioè l’attore che interpreta il radiocronista Salvo Vitale raccontando dell’amarezza di questa uccisione, in preda alla rabbia si rivolge alla memoria di Peppino Impastato proprio con questo modo di dire. Tale utilizzo, in realtà, non era ad uso dispregiativo ma era più configurabile con uno sfogo di un uomo che ricordava la grande battaglia combattuta da quest’attivista e la paragonava all’ignavia del popolo siculo di fronte a questi fatti di cronaca.

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