GRAMMAR MOMENT – IL VERBO VENIRE 166 views - 13 Maggio 2021 – Pubblicato in: Grammatica

Sul motivo per cui il verbo venire è utilizzato come ausiliare solo nei tempi semplici e non in quelli composti

Sulla scorta delle richieste di alcuni utenti riproponiamo qui una risposta data da Francesco Sabatini sul nostro periodico La Crusca per Voi (n° 29, pp. 8-9), sul motivo per cui il verbo venire è utilizzato come ausiliare solo nei tempi semplici e non in quelli composti.

Risposta

Sul motivo per cui il verbo venire è utilizzato come ausiliare solo nei tempi semplici e non in quelli composti

«Marina Hubacech domanda perché il verbo venire è usato come ausiliare solo nei tempi semplici e non in quelli composti.

Premettiamo che il verbo venire si usa per esprimere chiaramente la costruzione passiva quando il participio passato del verbo portante ha anche valore di aggettivo e quindi con l’uso di essere il significato passivo non risulterebbe evidente: dicendo “il vetro è pulito”, “la porta era aperta”, indichiamo normalmente condizioni in atto (con il verbo essere in funzione di copula, seguito da un aggettivo) e non descriviamo, in forma passiva, azioni compiute da qualcuno.
Con altri participi passati invece il rischio non c’è: “Paolo è amato”, “l’annuncio era diramato” sono sentiti come passivi. Nei casi ambigui, per esprimere il passivo si ricorre perciò al verbo venire: “il vetro viene pulito (da …)”, “la porta veniva aperta (da …)”.
Tale impiego di venire è limitato ai tempi semplici (soprattutto presente e imperfetto dell’indicativo e del congiuntivo: viene, veniva, venga, venisse, e condizionale verrebbe, per fare esempi solo di terza persona singolare; si aggiunga il gerundio venendo; meno necessario l’uso di verrà per sarà e di venneper fu) perché l’ambiguità sussiste solo per questi tempi. Quando, invece, nella costruzione entra il participio stato tutto è chiaro: “il vetro è stato pulito”, “la porta era stata aperta”.

Si noti un uso speculare. Quando si vuole esprimere più nettamente l’idea di una condizione in atto e durevole, ed evitare invece l’eventuale interpretazione del costrutto come passivo, si sostituisce essere con restare o permanere: in tal caso è meglio dire “la porta resterà aperta” invece di “la porta sarà aperta”.»

(Fonte Accademia della Crusca)