Frammenti Sparsi – Un metro prima degli altri 20 Ottobre 2026 – Posted in: Frammenti, Momenti – Tags: #fenomenologia, #FrammentiDiVita, #frammentipoetici, #FulvioCesario, #PoesiaUrbana, #riflessioni, #Roma, #ScritturaCreativa, #SorrisoAmaro, #Traffico, #VitaQuotidiana, CronacheQuotidiane, FrenesiaModerna, Gentilezza, GrandeRaccordoAnulare, PsicologiaDelTraffico, RaccontiBrevi, RomaQuotidiana, TrafficoMattutino, VitaInCittà
Frammenti Sparsi – Un Metro prima degli Altri
Roma che si sveglia, il Grande Raccordo Anulare e quella guerra silenziosa che combattiamo per un metro di precedenza. Questo testo nasce lì, tra sguardi rubati nei finestrini, nervi tesi e piccoli, inaspettati gesti di tregua. Un’ora passata in macchina può decidere il tono di un’intera giornata: vi lascio a questo frammento quotidiano, sperando che vi regali un respiro profondo prima del prossimo clacson.
Un metro prima degli altri
Roma ha il caffè ancora sulle labbra e una bestemmia già pronta dietro i denti. Il sole scivola sui parabrezza, accende una fila di tetti,
entra negli abitacoli senza chiedere permesso. Noi, per entrare in una corsia, siamo disposti a dichiarare guerra.
Sul Grande Raccordo Anulare comincia un’altra giornata qualunque. Migliaia di persone chiuse nelle proprie ragioni, con la cintura allacciata e i nervi sciolti.
Accanto a me una donna si passa il rossetto guardandosi nello specchietto. Ha una precisione che vorrei ritrovare, tra poco, nella sua guida.
Poco più avanti un’altra abbassa gli occhi sul cellulare, li rialza, li abbassa ancora. La strada deve aspettare: qualcuno sta scrivendo.
In corsia di sinistra un uomo procede con la solennità di un corteo funebre. A destra c’è spazio, quasi pace.
Lui resta lì, fedele al proprio posto nel mondo, mentre alle sue spalle si consuma un’intera produzione di abbaglianti.
Un altro cambia corsia di continuo, ricuce gli spazi con il muso della macchina, guadagna tre posti, ne perde due, ne recupera uno.
Lo ritrovo al mio fianco dopo dieci minuti. Ci guardiamo per un istante. Ha l’aria di chi sta vincendo.
Le frecce, intanto, riposano.
C’è chi ti si incolla dietro e pretende che tu sparisca. Chi entra a forza e saluta già, dandoti per buono un perdono che devi ancora decidere.
Chi suona alla coda, forse nella speranza che tutte quelle automobili si accorgano finalmente di essere ferme.
E poi ci sono io.
Io che li osservo, li giudico, assegno colpe dal mio piccolo tribunale con l’aria condizionata.
Poi qualcuno prova a infilarsi davanti e il mio piede accelera quel tanto che basta a chiudere il varco.
Eccola, la mia giustizia: può passare, purché dopo di me.
Mi accorgo di avere le mani serrate sul volante. Mi fanno quasi male. Stamattina le stesse mani hanno accarezzato una fronte, cercato le chiavi, sollevato una tazzina.
Adesso stringono come se ci fosse qualcosa da strappare.
Intorno, Roma continua. Dietro i guardrail si intravedono finestre, panni stesi, balconi sui quali qualcuno avrà già annaffiato le piante.
Penso a quelle piccole cure mentre qui ci avveleniamo per una precedenza.
Un’ora così non torna. Ce la portiamo addosso in ufficio, nella voce con cui rispondiamo, nella stanchezza che la sera arriva a casa prima di noi.
A chi ci aspetta diciamo: «Lasciami stare, è stata una giornata».
E magari la giornata deve ancora cominciare.
Davanti a me, dal finestrino posteriore di una macchina, un bambino guarda fuori. Appoggia una mano al vetro.
Gli faccio un saluto e lui sorride, subito, senza sospettare niente.
Allento le dita.
Poco dopo lascio entrare un’auto. Il guidatore alza una mano e per un momento riusciamo perfino a guardarci in faccia.
Gli ho lasciato tre metri.
Da dietro, un clacson mi ricorda che anche la gentilezza deve sbrigarsi.
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Consiglio di Acquisto
L’eco del silenzio. Frammenti sparsi.
