iGasm: il sex toy musicale che fece arrabbiare Apple 6 Novembre 2026 – Posted in: V.M.18 – Tags: , , , , , , , ,

iGasm: il sex toy che fece arrabbiare Apple

Ci sono accessori tecnologici che promettono un suono migliore. Altri una batteria più duratura. Questo aveva un programma decisamente diverso.

Si chiamava iGasm: un vibratore commercializzato da Ann Summers, progettato per collegarsi a un lettore musicale e vibrare al ritmo della musica. Nel maggio 2007 era già protagonista delle cronache tecnologiche. Non soltanto per la sua funzione, ma per una pubblicità che avrebbe fatto storcere il naso ad Apple. [arstechnica.com]

Insomma: qualcuno aveva preso molto sul serio l’espressione «sentire la musica».

Che cos’era iGasm?

L’idea era semplice quanto insolita: trasformare l’ascolto musicale in un’esperienza anche tattile e intima.

Secondo le descrizioni pubblicate all’epoca, iGasm si collegava a un iPod o a un altro dispositivo audio e produceva vibrazioni sincronizzate con la musica. Non era quindi un prodotto ufficiale del marchio della mela, ma un accessorio commercializzato da un’azienda del settore per adulti. [techcrunch.com], [arstechnica.com]

La trovata stava nell’abbinamento: un lettore musicale personale, un oggetto per il piacere e un nome che rendeva piuttosto difficile fingere di non aver capito.

Quanto costava?

Una cronaca italiana del maggio 2007 riportava un prezzo di 25 sterline sul mercato britannico. È un dato storico, non un’indicazione sul prezzo o sulla disponibilità attuale. [punto-informatico.it]

Una cifra relativamente contenuta per un oggetto che sarebbe riuscito a infilarsi in una conversazione molto più grande: quella sul rapporto tra tecnologia, pubblicità e sessualità.

La pubblicità che attirò l’attenzione di Apple

La parte più interessante della storia non riguarda soltanto il dispositivo. Riguarda il modo in cui venne presentato.

La campagna di Ann Summers richiamava le celebri pubblicità dell’iPod: figure in silhouette e cavi bianchi ben visibili. Nella versione dedicata al sex toy, però, il percorso del cavo introduceva un’allusione inequivocabile alla funzione dell’accessorio. [arstechnica.com]

Il meccanismo della provocazione era efficace: prendere un’immagine immediatamente riconoscibile e cambiarne il significato.

Stesso linguaggio visivo, tutt’altra destinazione d’uso.

Il problema era il prodotto o il manifesto?

Secondo le cronache dell’epoca, che riprendevano quanto riportato dal News of the World, Apple avrebbe chiesto la rimozione dei manifesti, prospettando ulteriori azioni in caso contrario. Il punto contestato era la somiglianza della campagna con quella del lettore musicale, non semplicemente la natura sessuale dell’oggetto.

La distinzione conta. Raccontarla come una guerra contro il piacere sarebbe più spettacolare, ma meno preciso.

La vicenda documentata dalle fonti consultate riguarda una richiesta di rimozione della pubblicità e la possibilità di successive azioni legali, non una sentenza che vietava il dispositivo.

La risposta: una battuta invece delle scuse

La reazione dell’azienda non fu esattamente contrita.

Le cronache attribuirono a Jacqueline Gold, allora alla guida di Ann Summers, una risposta ironica: avrebbe potuto inviare un iGasm ai contestatori per far tornare loro il sorriso.

Una battuta perfettamente coerente con la campagna: provocatoria, facile da ricordare e pronta per essere ripresa dai giornali.

D’altra parte, quando vendi un accessorio del genere, una polemica sulla pubblicità rischia di diventare essa stessa pubblicità.

Da oggetto provocatorio a reperto da museo

Il dettaglio forse più sorprendente arriva dopo.

Nella collezione dello Science Museum Group compare un esemplare di iGasm, catalogato come vibratore a batteria in plastica bianca, prodotto da Ann Summers e progettato per l’utilizzo con iPod e lettori MP3. L’esemplare è datato 2008. [collection…oup.org.uk]

Attenzione alle date: il prodotto era già citato dalla stampa nel 2007, mentre il 2008 è la data attribuita all’oggetto conservato nella collezione. Le due informazioni non vanno confuse.

Perché conservare un sex toy?

Si può leggere questa presenza in una collezione museale come un invito a guardare gli oggetti intimi con occhi diversi.

Non soltanto curiosità da nascondere in un cassetto, ma testimonianze di design, abitudini e immaginario commerciale.

In questo caso, il dispositivo racconta un incontro particolarmente curioso: quello tra musica portatile e piacere personale. Un oggetto piccolo, ma capace di condensare tecnologia, ironia e provocazione.

Una playlist decisamente personale

Il fascino di questa storia sta nel cortocircuito.

Un accessorio per adulti adotta il linguaggio della tecnologia musicale. Una pubblicità gioca con un’estetica riconoscibile. La contestazione diventa notizia. E un esemplare finisce in una collezione museale.

Più che una semplice stranezza, è una piccola lezione di cultura materiale: anche gli oggetti più imbarazzanti possono raccontare qualcosa del mondo che li ha prodotti.

La promessa era andare a tempo di musica. La storia, invece, è finita fuori spartito.

 

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