PHUBBING – UN VIZIO ANTIPATICO

PHUBBING: IL VIZIO CHE QUASI TUTTI ABBIAMO E CHE DOVREMMO ABBANDONARE

Se per leggere questo articolo stai volutamente ignorando una conversazione che avviene nella vita reale e che in teoria ti coinvolge, anche tu sei colpevole di phubbing: “no, davvero, ti sto ascoltando!”

Un fenomeno come il phubbing non lo si più ignorare: è lui che sta già ignorando te. Tutti sanno cos’è, ma in pochi ancora sanno come si chiama. Ce ne rendiamo complici quando decidiamo di non gradire una conversazione e scivolare nel dolce oblio social, staccandoci dal mondo reale.

Chi si rende conto di quanto sia spiacevole subirlo, cerca di controllarsi. Eppure davvero pochi di noi ne sono immuni: più la tavolata di amici è numerosa, più le possibilità che qualcuno indulga in questo spiacevole atto sono elevate.

Se sei dotata di uno smartphone, è assai probabile che tu abbia un’impostazione che si chiama Benessere digitale e controllo parentale. O qualcosa del genere. Se la tappi, scoperchi la scatola di Pandora. Oltre a un grafico a torta che ti spiega quanto tempo hai dedicato a quale applicazione, vi è un conteggio totale dei minuti e delle ore in cui lo schermo è rimasto acceso e tu, in teoria, sei stata attiva. Ultimo ma non per importanza c’è il conteggio degli sblocchi che hai effettuato nell’arco del giorno, e che di solito mostra numeri che fanno accapponare la pelle.

Perché usi lo smartphone? No davvero, perché? Certo, ci sono tutte le funzioni a cui esso è preposto, e che sono imprescindibili nella nostra quotidianità. Comunicare con le persone della nostra vita, rispondere alle email di lavoro, esplorare i social, decomprimere. C’è però un altro utilizzo che facciamo diffusamente del telefono, senza neanche accorgercene. Lo usiamo per svicolare o per abbandonare il mondo reale. Foss’anche solo per trenta secondi.

A volte neanche ce ne rendiamo conto: dal nulla ci ritroviamo a scrollare. È un riflesso incondizionato dettato dalla memoria muscolare che ci fa aprire una App che nemmeno dobbiamo guardare dove si trova sullo schermo. La apriamo come gesto involontario, e quasi senza accorgercene scivoliamo dolcemente… Altrove.

PHUBBING: LA DEFINIZIONE

Smarrirci nel world wide web è un’attività quotidiana. Lo facciamo per riempire i momenti vuoti come ad esempio sui mezzi pubblici, mentre ci rotoliamo in preda alla noia sul divano, mentre siamo in coda dal medico, mentre aspettiamo un amico in ritardo. Il problema viene quando, più o meno consapevolmente, decidiamo di scivolare nel www anche quando siamo coinvolti nelle relazioni sociali quotidiane.

Cena con la famiglia, chiacchiere sul divano con amici o parenti, pausa pranzo con i colleghi che discutono allegramente. Succede spesso anche al ristorante con le tue BFF, e ancora durante gli appuntamenti con il tuo partner, specie se non si trovano spunti interessanti di conversazione. Ebbene, questo è phubbing.

La scienza ha immediatamente analizzato il fenomeno. Secondo una ricerca condotta da un’équipe di psicologi dell’Università del Kent e pubblicata dal Journal of Applied Social Psychology, una rivista di settore, il phubbing è un fenomeno che deteriora significativamente le tue capacità di relazionarti con gli altri. E non solo perché chi lo pratica sta facendo inalberare i suoi interlocutori compiendo un gesto oggettivamente poco educato, ma perché l’estraniazione provoca una sensazione di alienazione.

UNA FORMA DI ESCLUSIONE SOCIALE

Cosa succede quando stai parlando con qualcuno e questa persona, dal nulla, tira fuori il telefono e si mette a guardare stories su Instagram? La risposta teatrale e baldanzosa è che ti arrabbi e reagisci. La verità, però, è che questa forma di esclusione sociale non estranea solo la persona che la compie, ma anche chi la subisce. E anzi, ci stiamo così abituando a questo gesto che tendiamo a perdonarlo anche se ci infastidisce, perché sta pian piano diventando socialmente accettato.

Il phubbing minaccia i “bisogni fondamentali umani come l’appartenenza, l’autostima, il senso di realizzazione e il controllo”. Questo fenomeno ferisce molto più di una persona che non ti sta ascoltando perché non è interessata. Ed è una mancanza di rispettonei confronti di chi hai accanto.

SEI UNA PHUBBER?

Ti sei mai chiesta se pratichi questa dinamica di esclusione sociale? Se sei il tipo di persona che conduce due conversazioni in contemporanea, una dal vivo e una digitale, è assai probabile che tu stia gestendole male entrambe. Se la prima cosa che tiri fuori al ristorante è lo smartphone, giusto per controllare le notifiche, è probabile che tu sia dipendente dal tuo telefono.

COME SMETTERE DI FARE PHUBBING

La prima cosa da fare per darci un taglio col phubbing è quello di riconoscere il problema. Di solito ti accorgi di esserne colpevole quando lo subisci, e ti dà fastidio. Ora che sai cosa si prova e hai assaggiato la tua stessa medicina, sei pronta a un cambiamento.

Per riuscire in questa sfida devi porti degli obiettivi che sono tuoi e solo tuoi. Piccole sfide quotidiane che ti stimolano a darci un taglio con questa cattiva abitudine. Eccoti qualche consiglio:

Datti un obiettivo facile. Telefono in un’altra stanza (o in borsetta) per tutta la durata della permanenza a tavola. Finchè stai mangiando o sei al ristorante, lo smartphone non si usa per nessuna ragione, specie se sei in compagnia. Vivi la conversazione e, se ti rendi conto che ti annoia, fai in modo di non trovarti più con quella data persona.

Lascia il tuo telefono a casa quando esci per qualche commissione rapida. Può sembrare un controsenso: a che serve il telefono se lo lascio a casa? Serve per dimostrare a te stessa che, per 20 minuti che sei fuori, il mondo non si sfascerà più di quanto non sia già sfasciato.

Se noti che qualcuno che ti è vicino pratica il phubbing, sappi che non è una vera e propria dipendenza. E’ una cattiva abitudine, e come tale, dovrebbe essere resa nota. Con educazione e misura, si, ma senza paura . Fai capire che ti dà fastidio e che il telefono può aspettare. Tu, invece, hai già aspettato abbastanza.

(Fonte bit.ly/3JCuwL7)