MASSIMO TROISI – L’ARTE SEGRETA

Massimo Troisi: 5 curiosità sull’attore meridionale

nasce a San Giorgio a Cremano, 19 febbraio 1953 – Roma, 4 giugno 1994

A quasi 27 anni della sua scomparsa, il nostro piccolo omaggio ad un grande artista originario del Meridione che oggi avrebbe compiuto 68 anni.

Il 4 giugno del 1994 si spegneva, a soli 41 anni, uno dei maggiori rappresentanti dell’estro artistico targato sud Italia.

Malato di cuore sin dall’infanzia, Massimo Troisi fu stroncato da un attacco cardiaco conseguenza di alcune febbri reumatiche.

L’attore aveva appena finito di girare il suo ultimo film, “Il postino“. Interprete al cinema e anche di teatro, fu pure cabarettista, regista e sceneggiatore. Era nato a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, il 19 febbraio del 1953. Ultimo di 6 figli, il papà Alfredo era un ferroviere e la mamma Elena una casalinga.

Il talento del giovane originario della Campania fu evidente fin dalla giovinezza. Molto presto si avvicinò alla scrittura, vincendo, ad esempio, un concorso di poesia con un componimento dedicato a Pier Paolo Pasolini, autore che apprezzava molto.

I primi contatti con il teatro risalgono a quando aveva solo 15 anni. Fu così che conobbe Lello Arena, il quale sarebbe diventato suo grande amico e spalla inseparabile.

Ai 2, in seguito, si aggiunse Enzo Decaro e, in tal modo, nacque un sodalizio che ebbe grande fortuna teatrale (e non solo), quello poi ribattezzato “La Smorfia“.

Sul finire degli anni ’70, il trio era passato dal calcare i palcoscenici teatrali a quelli televisivi, dove era ospite in pianta stabile.

Tuttavia, all’inizio degli anni ’80 il gruppo si sciolse e, nel 1981, Troisi esordì al cinema con “Ricomincio da Tre“.

Quel successo cinematografico costituì il trampolino di lancio per la carriera sul grande schermo, dove si distinse con pellicole molto apprezzate tra le quali ricordiamo: “No, grazie il caffè mi rende nervoso“, “Scusate il ritardo” e “Non ci resta che piangere“.

Ecco le 5 curiosità che abbiamo raccolto sul suo conto:

Che fosse destinato ad una carriera artistica fu chiaro sin dall’infanzia.

Infatti, la madre inviò una sua foto in fasce ad un importante azienda produttrice di latte in polvere.

La sua immagine vinse e Massimo fu scelto come testimonial del prodotto,
“Ricomincio da Tre” detiene il record di film italiano rimasto più a lungo nelle sale, ben 43 settimane.

La pellicola fu campione di incassi assoluta per la stagione 1980-81, con un introito pari a 15 miliardi di lire. Addirittura, ebbe la meglio sul kolossal americano “L’Impero colpisce ancora“, secondo capitolo della saga di “Star Wars“.

Troisi non si è mai sposato e non ha avuto figli. Riuscì, però, a conquistare il cuore di diverse donne. Ebbe una relazione che durò molto con la sceneggiatrice Anna Pavignano e, poi, un flirt con Eleonora Giorgi. Ha fatto coppia per 2 anni con Jo Champa e, quindi, ha avuto avventure con Anna Falchi e Clarissa Burt. La sua ultima fidanzata è stata la soubrette Nathalie Caldonazzo.

A partire da oggi 4 giugno sarà possibile acquistare il graphic novel “Massimo Troisi: vita, morte e miracoli di un santo contemporaneo (ma miracoli pochi, che sò complicati)”. Edito da “Becco Giallo“, 160 pagine a colori, al costo di 18 euro, è opera dello sceneggiatore di Torre del Greco Tommaso Vitiello e del disegnatore di Benevento Luca Vitiello.

Troisi fu legato da un forte rapporto d’amicizia al cantautore partenopeo Pino Daniele. Scrisse per lui alcuni testi, tra cui quelli dal titolo “Saglie, saglie” e “‘O ssaje comme fa ‘o core“.

Altro ottimo rapporto, non solo professionale, è stato quello con Roberto Benigni.

Massimo Troisi e Roberto Benigni non furono solo colleghi in un particolare periodo di grazia per la comicità toscana e napoletana.

Entrambi si conobbero agli inizi delle rispettive carriere, si frequentarono molto a Roma, la città degli attori per eccellenza e interpretarono “Non ci resta che piangere”, film che per anni fu record di incassi.

Roberto Benigni e Massimo Troisi furono amici, anime affini, si vollero bene davvero e la morte dell’attore e regista napoletano avvenuta il 4 giugno 1994 dopo le riprese dell’ultimo film, Il Postino, rappresentò – lo dirà poi lo stesso premio Oscar – uno choc, una perdita durissima da accettare.

Qualche tempo dopo la morte di Troisi, Roberto Benigni rese nota una deliziosa, dolce e commovente poesia in onore del suo amico Massimo, che fu letta da in tv da un Renzo Arbore commosso fino alle lacrime.

Non so cosa teneva dint’a capa;
intelligente, generoso, scaltro,
per lui non vale il detto che è del Papa,
morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta
arte di quella dolce tarantella,
ciò che Moravia disse del Poeta
io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio
di jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!;
era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz.
“Non si capisce”, urlavano sicuri,
“questo Troisi se ne resti al Sud!”
Adesso lo capiscono i canguri,
gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
Con lui ho capito tutta la bellezza
di Napoli, la gente, il suo destino,
e non m’ha mai parlato della pizza,
e non m’ha mai suonato il mandolino.
O Massimino io ti tengo in serbo
fra ciò che il mondo dona di più caro,
ha fatto più miracoli il tuo verbo
di quello dell’amato San Gennaro.

 

(Fonte bit.ly/3bmKitl e bit.ly/3bmKitl)