LE MASCHERE DI CARNEVALE: PIERROT 767 views - 9 Febbraio 2021 – Pubblicato in: Momenti

La maschera di Pierrot è nata in Italia verso la fine del Cinquecento ed è stata diffusa a Parigi da un cast di attori conosciuto col nome di Commedia dell’arte o Commedia all’italiana.

Il nome Pierrot deriva dal nome francese Pierre (Pietro) con l’aggiunta del suffisso -ot e il suo personaggio è rappresentato in narrativa, nelle opere teatrali e in tutte le arti visive come un pagliaccio triste che si strugge d’amore per Colombina, da cui non verrà mai corrisposto perché lo lascerà per Arlecchino.

In origine il personaggio di Pierrot non aveva il cuore spezzato e non figurava con una lacrima sulla guancia: era una maschera astuto e doppiogiochista, che abbandonò i panni del malandrino per compiacere i gusti delle corti settecentesche francesi in cui lo spettacolo veniva presentato.

Il suo personaggio di nome Pedrolino era una variazione sul tema dello Zanni, il servo, di cui indossava l’abito bianco e ampio. Servo accorto e fidato, pronto a intessere imbrogli che poi districava con grande abilità, per trarre d’impaccio il proprio padrone, Pedrolino era un personaggio forte, di primaria importanza nell’economia della commedia.

Il personaggio seguì i Gelosi in Francia, dove ebbe immediato successo, entrando a far parte degli scenari delle Compagnie francesi con il nome di Pierrot. Nella versione francese Pierrot perde gran parte della sua astuzia, conservando solo l’onestà e l’amore per la verità, spinto a volte fino all’eccesso.

Dopo un periodo di declino il personaggio tornò in primo piano grazie all’interpretazione del mimo Jean-Gaspard Debureau (1796-1846), che gli infuse nuova energia, impersonandolo dal 1826 al Théâtre des Funanbules.

Debureau definì il costume che dopo di lui fu tipico di Pierrot: un ampio abito bianco formato da casacca e pantaloni, ornato da bottoni neri, una piccola coppolina nera sul capo e il viso imbiancato.

Con Debureau Pierrot assunse un carattere molto più forte e vitale, che il mimo trasmetteva attraverso le sue capacità espressive, le sue doti acrobatiche e interpretative straordinarie, a detta dei testimoni dell’epoca.

La caratteristica distintiva di Pierrot è l’ingenuità: è visto come un pazzo, è sempre il bersaglio di scherzi da parte delle altre maschere e della gente, ma non perde mai la sua fiducia nel genere umano.

Nei secoli le interpretazioni che si diedero alla sua maschera furono molteplici: nell’Ottocento era considerato un post-rivoluzionario che lottava, a volte tragicamente, per assicurarsi un posto nel mondo borghese; i simbolisti lo vedevano come un solitario compagno di sventura, condannato dalla sua stessa anima triste.

Tra il 19° e il 20° secolo diventa un alter-ego dell’artista, in particolare di quegli artisti alienati dalla realtà, che trovano riscontro nel suo mutismo toccante, nel suo viso bianco e in quello del costume, che ricorda tanto il pallore dei morti.

Quel che rimane di Pierrot, oggi, è la versione di “pagliaccio triste” che lo rende fragile e amabile agli occhi di chi ne indossa la maschera.

 

(Fonte Una maschera al giorno a cura di Mia Galgo)