“Chi ami o chi domini? La sessualità nell’antichità” 15 Luglio 2026 – Posted in: Lo Sapevi che – Tags: #Adriano, #AlessandroMagno, #AnticaGrecia, #AnticaRoma, #Antinoo, #CulturaClassica, #Efestione, #fenomenologia, #fenomenologiadellalingua, #GiulioCesare, #Omosessualità, #Patroclo, #Pederastia, #Saffo, #Sessualità, #storia, Achille
L’amore, il sesso e il potere nell’antichità: da Achille ad Alessandro Magno
Un mondo senza “eterosessuali” e “omosessuali”
Se potessimo viaggiare nel tempo e chiedere a Socrate, Giulio Cesare o Alessandro Magno quale fosse il loro orientamento sessuale, probabilmente la domanda apparirebbe loro incomprensibile.
Non perché nel mondo antico non esistessero attrazioni tra persone dello stesso sesso. Esistevano, erano rappresentate nell’arte, raccontate nella poesia e discusse nella filosofia. A non esistere erano le nostre categorie identitarie.
Parole come “omosessuale”, “eterosessuale” e “bisessuale” appartengono alla modernità. Greci e Romani non classificavano necessariamente una persona sulla base del genere di coloro che desiderava. Contavano maggiormente il ruolo sociale, l’età, la condizione giuridica e la posizione assunta nel rapporto.
Applicare direttamente le categorie contemporanee al mondo classico rischia quindi di deformarlo. La distanza tra la sessualità antica e la moderna è troppo grande per ridurre entrambe alle stesse definizioni. (Enciclopedia Stanford di Filosofia)
Non era il genere a stabilire il confine
Nelle società greche e romane, soprattutto nelle rappresentazioni maschili della sessualità, la distinzione fondamentale non era sempre tra uomo e donna.
Era tra chi esercitava il ruolo dominante e chi occupava quello subordinato.
Il cittadino adulto doveva apparire padrone di sé, della propria casa e del proprio corpo. Nel rapporto sessuale, questa autorità veniva spesso rappresentata attraverso il ruolo attivo. Essere collocato nella posizione passiva poteva invece diventare motivo di disprezzo, specialmente per un uomo adulto libero.
Il sesso rifletteva quindi la struttura della società: chi possedeva potere politico e giuridico doveva conservarlo anche simbolicamente nell’intimità.
Non si trattava di una libertà sessuale nel senso moderno. Era una libertà concessa soprattutto agli uomini privilegiati e costruita sulla subordinazione di altri individui. (assets.cambridge.org)
La pederastia greca: educazione, desiderio e disuguaglianza
In alcune città greche si sviluppò la pratica della pederastia, cioè una relazione socialmente regolata tra un uomo adulto, chiamato erastès, e un giovane, detto eròmenos.
Il rapporto poteva comprendere educazione, protezione, formazione politica, prestigio sociale e attrazione erotica. Non era tuttavia identico in tutto il mondo greco e non deve essere immaginato come un’istituzione uniforme o universalmente accettata.
Anche nell’antichità esistevano regole, critiche e differenze di comportamento. Il giovane doveva conservare dignità e moderazione, mentre l’adulto avrebbe dovuto guidarlo verso la vita civica. Quando il ragazzo raggiungeva l’età adulta, la relazione cambiava o terminava: il futuro cittadino non poteva rimanere stabilmente nella posizione subordinata assegnata alla giovinezza.
Definire questa pratica soltanto come “educativa” sarebbe però riduttivo. Il rapporto nasceva all’interno di una società fortemente gerarchica e presentava uno squilibrio evidente di età, esperienza e potere.
Achille e Patroclo erano amanti?
Nell’Iliade, Omero non afferma esplicitamente che Achille e Patroclo abbiano una relazione sessuale.
Descrive però un legame intensissimo. Dopo la morte di Patroclo, Achille precipita in un dolore che travolge ogni altra cosa: la guerra, l’onore e persino il desiderio di vivere.
Gli stessi autori greci discussero a lungo la natura del loro rapporto. Eschilo li rappresentò come amanti; Platone affrontò il problema dei rispettivi ruoli; altri li considerarono compagni d’armi legati da un’amicizia assoluta.
Dire con certezza che fossero una coppia sarebbe quindi eccessivo. Negare la lettura erotica sarebbe altrettanto arbitrario. Il loro legame attraversa i secoli proprio perché non si lascia rinchiudere facilmente in una definizione.
Alessandro Magno ed Efestione
Anche il rapporto tra Alessandro Magno ed Efestione è stato letto attraverso categorie moderne.
I due erano cresciuti insieme, combattevano fianco a fianco e condividevano una vicinanza eccezionale. Alla morte di Efestione, nel 324 a.C., Alessandro manifestò un dolore enorme, organizzò celebrazioni funebri grandiose e cercò di attribuirgli onori eroici.
Le fonti non permettono di dimostrare con sicurezza la natura sessuale del loro rapporto. Consentono però di parlare di un legame affettivo, politico e personale fuori dal comune.
Alessandro ebbe inoltre mogli e legami con donne. Alcune fonti antiche raccontano anche la sua vicinanza all’eunuco persiano Bagoas, ma pure questi episodi devono essere letti con cautela, perché furono tramandati da autori successivi e spesso caricati di significati politici. (Cambridge University Press & Assessment)
Roma: il corpo come rappresentazione della gerarchia
A Roma la sessualità era strettamente collegata alla cittadinanza e alla posizione sociale.
Il cittadino romano maschio e libero poteva intrattenere rapporti con donne o uomini senza perdere necessariamente la propria rispettabilità, purché non assumesse un ruolo ritenuto incompatibile con la sua dignità.
La condizione del partner era decisiva. Schiavi, prostituti e persone prive di piena cittadinanza potevano essere trattati come corpi disponibili al desiderio dei potenti.
Il problema morale non era semplicemente desiderare un uomo. Era permettere che un cittadino libero venisse rappresentato come sottomesso, penetrato o incapace di dominare le proprie passioni.
La libertà sessuale romana aveva dunque un lato oscuro: era spesso la libertà del padrone esercitata sul corpo di chi non poteva opporsi.
Giulio Cesare e l’accusa di passività
La vicenda di Giulio Cesare mostra bene questa mentalità.
I suoi avversari lo accusavano di avere avuto, da giovane, una relazione con Nicomede IV, re di Bitinia. Non possiamo stabilire con certezza che cosa accadde. Ciò che conta è il modo in cui l’accusa veniva formulata.
Cesare non era deriso semplicemente perché avrebbe avuto un rapporto con un uomo. Era deriso perché, secondo la propaganda politica, avrebbe assunto il ruolo subordinato.
La battuta che lo definiva “marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti” non descriveva un orientamento sessuale. Cercava di colpire contemporaneamente la sua fama di seduttore e la sua virilità pubblica.
Anche il pettegolezzo sessuale, a Roma, era un’arma politica.
Adriano e Antinoo: amore, lutto e divinizzazione
Uno dei rapporti più celebri dell’antichità romana è quello tra l’imperatore Adriano e il giovane Antinoo.
Antinoo morì nel Nilo intorno al 130 d.C., in circostanze mai completamente chiarite. Dopo la sua morte, Adriano lo fece commemorare in tutto l’Impero, fondò la città di Antinoopoli e favorì la nascita di un culto dedicato al giovane.
Migliaia di statue conservarono il suo volto.
È difficile distinguere, in questa storia, l’amore personale dalla religione, dalla propaganda e dal potere imperiale. Ma la vastità del lutto di Adriano suggerisce un legame che andava ben oltre un semplice capriccio di corte.
Antinoo divenne così qualcosa di unico: un ragazzo trasformato dal dolore di un imperatore in una figura divina.
E le donne?
La sessualità femminile ci è molto meno nota perché quasi tutte le fonti conservate furono scritte da uomini.
Le relazioni tra donne venivano spesso ignorate, ridicolizzate o rappresentate attraverso fantasie maschili. Non significa che fossero rare. Significa che la voce delle protagoniste è stata in gran parte cancellata.
Saffo rappresenta l’eccezione più celebre.
Nelle sue poesie, il desiderio per altre donne emerge con delicatezza, turbamento e intensità fisica. Dal nome dell’isola di Lesbo, dove visse, deriva il termine “lesbico”; dal suo nome deriva “saffico”.
Anche in questo caso, tuttavia, sarebbe improprio trasformare Saffo in una figura identica a una donna lesbica contemporanea. La sua vita ci è nota solo in parte e la natura del gruppo femminile nel quale operava è ancora discussa dagli studiosi.
Un’antichità meno libera di quanto immaginiamo
Il mondo classico non era un paradiso senza pregiudizi.
Esistevano desideri rivolti a uomini e donne, ma non tutti potevano viverli allo stesso modo. Il cittadino, lo schiavo, la donna, il giovane e lo straniero non possedevano gli stessi diritti né la stessa possibilità di scelta.
L’antichità non condannava sempre il genere della persona desiderata. Condannava però la perdita di rango, di virilità e di controllo.
Per questo la sua sessualità non può essere descritta soltanto come più aperta della nostra. Era diversa: meno interessata alle identità, ma profondamente segnata dal potere.
La domanda non era: “Chi ami?”
La domanda era: “Quale posto occupi?”
E il corpo, anche nell’intimità, continuava a portare il peso dell’intera società.
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