TOMAS MILIAN – ER MONNEZZA 136 views - 8 Giugno 2021 – Pubblicato in: Biografie

L’attore simbolo è stato colto da un ictus nel 2017 mentre si trovava nella sua casa di Miami

TOMAS MILIAN – ER MONNEZZA, Fenomenologia

Il ricordo. Battute con le parolacce in rima, due schiaffoni a Franco Lechner in arte “Bombolo” amico di una vita.

Tomás Quintín Rodríguez Varona y Milian nato a Cuba il 3 marzo 1933 in arte semplicemente Tomas Milian, naturalizzato italiano, “romano di Cuba e Cubano di Roma”, è morto a Miami all’età di 84 anni. Per il pubblico italiano sarà sempre e solamente “Er Monnezza”, ma ha avuto tre diverse vite cinematografiche: la prima in pellicole impegnate diretto da registi del calibro di Bolognini, Maselli, Lattuada, Visconti e Pasolini, poi interprete in western come “Tepepa” e “Vamos a Matar, companeros”, fino al successo e boom di incassi con i film “poliziotteschi” degli Anni Settanta, quelli che fecero esplodere il suo personaggio più popolare: Nico Giraldi alias Er Monnezza, un trucido poliziotto caratterizzato dall’uso indiscriminato del dialetto romanesco infarcito di parolacce, magistralmente doppiato da Ferruccio Amendola perché Milian aveva un improponibile accento sudamericano.

Nessuno avrebbe scommesso un dollaro su quel ragazzo partito da Cuba negli Anni cinquanta, con i soli soldi del biglietto aereo per gli Usa e la speranza di diventare attore.
Dei tre giovani ammessi all’Actors’ Studio su migliaia di candidati è l’unico che riuscirà a lavorare con registi profondamente diversi tra loro, affrontando registri interpretativi agli antipodi.
Arriva a Roma in maniera fortuita, braccato da donne e uomini che se lo contendono sessualmente per la sua prestanza fisica. Non si risparmia nulla. Alcolici a ogni ora del giorno, i “paradisi artificiali”, fino alla fuga negli Usa quando la sua stella nel Belpaese si appanna definitivamente.
Ricomincia praticamente da zero, calcando il palcoscenico dei teatrini “off” di Broadway pur avendo un curriculum strepitoso.

La pazienza e l’umiltà verranno premiate, arrivano i provini con Robert Redford e Oliver Stone, la fiducia in se stesso torna a sostenerlo.
Viene chiamato a ricoprire quasi sempre personaggi di origine cubana, fino al giorno in cui un critico cinematografico italiano guardando l’interpetazione di un militare in divisa in “Traffic” esclama: “sono dovuto arrivare alla fine del film e leggere i titoli di coda per capire chi era l’attore che aveva recitato magnificamente quel personaggio, la parte gli calzava a pennello.
Quando ho letto che si trattava di Tomas Milian ci sono rimasto di stucco. Pingue, con i baffetti e i radi capelli impomatati. Era un’altra persona rispetto al poliziotto sempre in tuta da ginnastica che conoscevo.”

La sua nuova carriera è avviata, il coatto romano solo un lontano ricordo. Alcuni si chiesero che fine avesse fatto Tomas Milian e il suo personaggio scolpito a tutto tondo.

L”abbigliamento del Monnezza era quanto di più “coatto” si poteva immaginare per l’epoca: tuta blu da meccanico, scarpe bianche sportive marca Adidas, capelli ricci scuri, barba folta e occhi truccati per risaltare e uno zucchetto di lana.

Educazione sotto zero: si soffia il naso con le dita, spesso mastica una gomma americana mentre parla. Battute con le parolacce in rima, due schiaffoni a Franco Lechner in arte “Bombolo” amico di una vita, in brevissimo tempo era diventato nell’immaginario popolare un eroe, un sottoproletario riuscito a riscattare la sua esistenza di criminale diventando un tutore dell’ordine.

Dopo la morte del personaggio era iniziata la sua nuova vita artistica a Miami.Nel 2014 a Roma aveva ricevuto il Marc’Aurelio d’oro durante il festival di Roma, dove era stata presentata la sua autobiografia Monnezza amore mio.

Il personaggio del “Monnezza” ora è consegnato all’eternità dei suoi film, al passaparola dei pischelli romani che rilanciano all’infinito sui social network i filmati con le sue battute oramai divenute proverbiali.

(Fonte bit.ly/2REfP4s)