HONORÈ de BALZAC – UNA STRANA DIPENDENZA 139 views - 8 Giugno 2021 – Pubblicato in: Biografie – Tags: , , ,

Beh, se per dipendenza intendiamo bisogno eccessivo di questa o quella sostanza oltre ogni limite sopportabile direi senza dubbio Honoré de Balzac e la sua ossessione per il caffè.

HONORÈ de BALZAC – UNA STRANA DIPENDENZA, Fenomenologia

Personaggio poliedrico e di immensa intelligenza fu scrittore, drammaturgo, critico letterario, saggista, giornalista e stampatore. Condusse una vita intrisa di impegni che richiedevano immensi sforzi mentali e dedizione ferrea. Non per nulla scrisse un’opera mastodontica come La Comédie Humaine, una delle più grandi costruzioni letterarie di tutta la storia dell’umanità composta da ben 137 opere! Sarebbe un peccato non citare quale dipendenze si celassero dietro a questo genio letterario ch’era famoso per i suoi eccessi: amanti, abiti e gioielli costosi per cui veniva perseguitato dai creditori; passava anche ore e ore al lavoro: scriveva dall’una alle otto del mattino, e una volta si vantò di aver lavorato per 48 ore di seguito, a parte una pausa di tre ore in mezzo. Infine la sua ossessione per il caffè, che beveva in quantità impressionanti, pare fino a “50 tazze al giorno” (dose letale per chiunque), sostenendo che lo aiutasse a scrivere (sentimento molto simile a quello di Bukowski per l’alcol).

HONORÈ de BALZAC – UNA STRANA DIPENDENZA, Fenomenologia

Non si astenne nemmeno dall’ingerire il caffè nella forma più inusuale: tritato e senz’acqua e ne scrisse:

“Bisogna ingerire caffè denso e macinato finemente, senz’aggiunta d’acqua, a stomaco vuoto. Il caffè finisce nello stomaco, una sacca dall’interno vellutato rivestito di ventose e papille. Il caffè non trova altro nella sacca e così attacca questa fodera delicata e voluttuosa; si comporta come un cibo e richiede succhi gastrici, strizza e torce lo stomaco per avere questi succhi, li invoca come fa una pitonessa col suo dio; brutalizza questi bei rivestimenti come un cocchiere abusa dei suoi pony; il plesso si infiamma e lancia fiamme fino al cervello. Da quel momento, tutto diventa agitato. Le idee marciano come battaglioni di un’armata verso un leggendario campo di battaglia, e la battaglia infuria. Le memorie caricano, con alti vessilli scintillanti; la cavalleria della metafora dispiega un galoppo magnifico; i bersaglieri sparano a vista; forme, ombre e personaggi si impennano; la carta si riempie di inchiostro: inizia il lavoro notturno che termina con fiumi di acqua nera dopo che la battaglia è stata aperta da quella nera polvere”.

Noto per i suoi eccessi nel lavoro e per il grande consumo di caffè che sono stati erroneamente indicati come concause del rapido deterioramento della sua salma morì per una peritonite complicatasi in gangrena. Già il giorno dopo la morte la decomposizione veloce, anche a causa della stagione estiva, impedì di fare il calco in gesso per la maschera mortuaria.

(Fonte Quora Matteo Carabbellese)