REINHOLD MESSNER E SUO FRATELLO 569 views - 6 Giugno 2021 – Pubblicato in: Biografie – Tags: ,

Tutti conoscono Reinhold Messner, il primo alpinista nella storia a scalare tutti e 14 gli 8 mila senza l’ausilio di bombole di ossigeno. Non tutti però conoscono la polemica drammatica che lo lega alla morte del fratello minore Gunther (ho cercato con la lente, ma non ho trovato altri post a riguardo).
Nell’autunno del 1969, quando Reinhold aveva già raggiunto una certa fama nel mondo alpinistico, viene invitato a prendere parte ad una cordata austriaca per tentare la salita del Nanga Parbat. A causa della rinuncia di uno dei partecipanti anche Gunther entra a far parte del gruppo.
L’estate successiva viene così organizzata la spedizione e il piano originario prevede che Reinhold parta in solitaria alla conquista della vetta, mentre gli altri membri lo avrebbero dovuto raggiungere, in cordata, in un secondo momento. Il giorno dell’ascesa Reinhold è diretto alla cima, quando si accorge che il fratello ha deciso di seguirlo (nessun membro della spedizione diede mai una spiegazione chiara sull’accaduto). I due fratelli proseguono e raggiungono insieme la vetta il 27 giugno 1970, ma la salita aveva provato molto Gunther che inizia a soffrire di allucinazioni causate dall’altitudine e dalle rigide temperature. Bivaccarono in quota, ma le condizioni non migliorarono e aspettare i compagni sarebbe stato troppo rischioso. Iniziarono quindi a scendere per abbassarsi di quota, ma non ripercorsero il versante da cui erano saliti (versante Rupal) poiché presentava molte difficoltà e Reinhold lo giudicò impossibile da ridiscendere con Gunther in quelle condizioni.
Percorsero infatti il versante Diamir, fino a quel momento inesplorato, ma considerato più semplice. Reinhold apriva la strada al fratello attraverso crepacci e seracchi, passarono una seconda notte all’addiaccio, ma ormai senza viveri erano allo stremo delle forze. Quando arrivarono vicino ai pendii finali, Reinhold precedeva il fratello di circa 150 metri, si fermò ad aspettarlo, ma Gunther non arrivò mai. Era scomparso nel nulla.
Messner cercò il fratello invano per tutta la notte e durante il giorno successivo, ma trovò solo le tracce di una slavina che secondo lui era la causa della sua scomparsa. In condizioni disperate (perse 7 dita dei piedi a causa del congelamento) lasciò le ricerche per raggiungere la salvezza, che gli arrivò da parte di alcuni pastori locali.
Sconvolto per la scomparsa del fratello e sentendosi responsabile della sua morte tornò a casa, ma qui, venne duramente criticato ed accusato di aver sacrificato Gunther per la propria ambizione, sostenendo in pratica di averlo abbandonato per poter arrivare per primo in vetta.
30 anni dopo, nel 2000 i ghiacciai del versante Diamir restituirono un osso umano che successive analisi del DNA dimostrarono appartenere a Günther, ma questo non bastò ai detrattori che continuarono comunque a criticarlo. Il corpo di Günther fu ritrovato il 17 agosto del 2005, sulla parete Diamir, a 4600 metri, nel punto esatto dove Reinhold dichiarava fosse scomparso. Questi recatosi sul posto, riconobbe il corpo dai capelli e dall’abbigliamento. I resti furono bruciati, secondo l’uso tibetano, ma Reinhold riuscì a trafugare comunque uno scarpone contenente alcune ossa; l’analisi del DNA su questi resti confermò che si trattava proprio di Günther.
Sulla vicenda Joseph Vilsmaier diresse un film nel 2010: Nanga Parbat

(Fonte FB Cripto)