PUNTEGGIATURA (INTERPUNZIONE) : LA VIRGOLA , 113 views - 31 Maggio 2021 – Pubblicato in: Grammatica – Tags:

La punteggiatura o interpunzione indica le pause del discorso mediante segni grafici

(la virgola, il punto, il punto e virgola, i due punti, il punto interrogativo, il punto esclamativo, i puntini di sospensione, le lineette, le parentesi, le virgolette), la cui collocazione risponde ad una esigenza pratica di chiarezza logica e, al tempo stesso, ha valore espressivo (ad esempio, quando si desidera porre in evidenza una parte della frase, oppure quando si vuole creare un senso di attesa).

La punteggiatura regola l’articolazione del pensiero; essa sottolinea in modo visibile le relazioni sintattiche (cioè il loro corretto rapporto) tra le componenti del discorso, organizzando quest’ultimo in una gerarchia di unità logiche di maggiore o di minore importanza; traduce nella lingua scritta la dinamica del discorso parlato (come, ad esempio, avviene per gli scrittori che tentano di conferire maggiore verosimiglianza ai dialoghi). La punteggiatura può variare nelle sue forme in base all’autore del testo e rappresentare un elemento stilistico; tuttavia, in base all’uso ed alle convenzioni che ne sono seguite, se ne possono fissare le norme e le costanti. Quindi, l’uniformità nell’impiego dei segni d’interpunzione ha reso possibile l’individuazione di una punteggiatura “logica”, la cui funzione non va sottovalutata, poiché rappresenta il collante che garantisce la coerenza e la fruibilità della comunicazione.

Le discussioni che si sono fatte sulla punteggiatura, dalla fine del secolo XIX ai giorni nostri, vertono sull’opportunità di rendere parsimonioso e regolato l’impiego dei segni. L’uso stilistico di essi è sembrato a numerosi trattatisti una minaccia alla stabilità delle regole di punteggiatura, mentre la concezione di una punteggiatura rigorosamente logica incontrava ostacoli a volte insormontabili. Contro la tendenza ad un contemperamento tra punteggiatura logica e punteggiatura stilistica, D’Ovidio obiettava che ne sarebbero conseguite incertezze e perplessità per scrittori e lettori. Come esempio di perfetta interpunzione, alcuni trattatisti propongono ancora oggi passi di Carducci che propendeva, non senza oscillazioni, per una punteggiatura misurata. L’odierna tendenza alla semplificazione della punteggiatura corrisponde allo svincolarsi dell’espressione dalle strutture logiche e sintattiche e dal ritmo della prosa ottocentesca. Francesco Flora annota che “i moderni tendono con ragione a diradare i troppi segni di interpunzione. Ma sono anche capaci di abolirli affatto, talvolta per eccesso di raffinatezza, talvolta per manifesta ignoranza.”

LA VIRGOLA

Fra i segni d’interpunzione, la virgola (,) è quello che indica la più breve pausa nel discorso. Esso è il più frequente e, di conseguenza, è quello che richiede maggiore attenzione. In genere, la virgola va usata nelle elencazioni, quando si descrivono azioni compiute dallo stesso soggetto, quando di desidera specificare una qualità (come nel caso della apposizione), quando si introduce un inciso che serve a chiarire una circostanza (ad esempio: Antonio, cioè il mio amico d’infanzia, ha trovato un lavoro). Quando si cambia il soggetto della frase, è bene utilizzare il punto e virgola e non la virgola, poiché il discorso compie un piccolo salto logico ed il lettore deve focalizzare l’attenzione su un nuovo autore dell’azione descritta. Un errore frequente, che va assolutamente evitato se non si è scrittori o se non si desidera adottare una scrittura creativa, è la separazione del soggetto dal verbo tramite una virgola, perché il concetto da esprimere verrebbe slegato da una componente logica, cioè l’azione; ad esempio, la frase “Luca, ha comprato una nuova macchina” è sbagliata se si vuole descrivere in modo didascalico l’azione compiuta da Luca; al contrario, la stessa frase sarebbe corretta soltanto se si volesse porre l’attenzione sul soggetto (Luca), distinguendolo da altri. In casi simili, quando non si intende fare un uso “libero” della punteggiatura, una buona soluzione potrebbe essere la seguente: “E’ stato Luca a comprare una nuova macchina“, in modo da evitare al lettore ogni fraintendimento e da non rischiare di incorrere in un possibile errore.
Ecco un elenco di regole utili a individuare il corretto uso della virgola.

La virgola è usata nei seguenti casi.

  • Nelle enumerazioni, nelle ripetizioni e nelle descrizioni.Esempi: In quella stanza vidi te, tuo padre, tua madre, tuo fratello; Cammina, cammina, cammina, arrivammo a un paesetto; Il panorama era bello, suggestivo, nuovo.

    Solitamente l’ultimo elemento della serie si unisce agli altri con la congiunzione e, invece che con la virgola: Il panorama era bello, suggestivo e nuovo.

  • Nelle enumerazioni la virgola si adopera anche quando ci siano delle congiunzioni, purché queste siano ripetute ad ogni termine: E corre, e si precipita, e vola; oppure O Roma, o morte.
  • Di regola, la virgola si omette quando sono usate le congiunzioni e, o, ovvero, oppure, né.Esempi: Né l’oro né gli onori possono piegarmiVerrò domani o dopodomani o lunedì, tranne quando si vogliono ottenere effetti particolari, con pause più frequenti nel discorso: “Qui a Milano, o nel suo scellerato palazzo, o in capo al mondo, o a casa del diavolo, lo troverò” (Manzoni).

    La congiunzione o, pur essendo comunemente designata come disgiuntiva, ha tre usi notevolmente diversi, potendo disgiungere termini che si escludono a vicenda, come nella frase: scherzi o fai sul serio?;
    oppure proporre un’alternativa tra due o più termini, talvolta con valore inclusivo, come nella frase: di solito, la sera leggo o guardo la televisione;
    o, infine, introdurre un secondo termine che è spiegazione o precisazione del primo, con valore esplicativo (cioè con valore di “ossia”, “e cioè”, “o per meglio dire” e simili), come nella frase: l’elettricità animale o bioelettricità.

  • Agli scrittori, cioè a coloro che fanno un uso creativo o artistico della punteggiatura, è consentito porre una virgola tra il soggetto ed il verbo: infatti, le esigenze dello stile narrativo consentono quello che a scuola è considerato un grave errore. Un uso efficace ed originale della punteggiatura venne fatto da Manzoni che alla frequenza delle virgole affidò la traduzione delle più svariate inflessioni di voce, scostandosi non di rado dalla norma. In certi casi, il famoso scrittore collocò la virgola tra il soggetto ed il suo immediato verbo.Esempi: “Agnese, s’era affacciata invano“; “Voi, mi fate del bene, a venir qui“; “Però, di tante belle parole Renzo, non ne credette una” (Manzoni).
  • La virgola si pone al principio ed alla fine di un inciso, di un vocativo, di un’apposizione, di un’interiezione, di complementi circostanziali.Esempi: Roma, capitale d’Italia, è città antichissimaMamma, aiutami tu!L’autore, come sopra dicevamo, assistette alla prima rappresentazioneOh, potessi scrivere così bene!Il sole splende, nel vespero, con minor fiamma.
  • La virgola può essere usata prima e dopo i complementi che non si riferiscono alla parola precedente, o che sono spostati nell’ordine naturale della frase.Esempi: Per me, può far quel che vuoleDi soldi, ne ho speso abbastanzaDisse tutto, con acconce parole, ai suoi genitori.
  • La virgola può seguire alcuni avverbi come sì, no, bene (quando essi hanno valore di un’intera proposizione) ed essere inserita dopo le congiunzioni infatti, in effetti, di fatto.Esempi: Sì, ho una buona speranzaNo, non posso venireBene, ce la vedremoLaura ha l’influenza. Infatti, non uscirà.
  • La virgola può precedere le seguenti congiunzioni.- Ma, tuttavia, però, anzi: ad esempio, Mi piace la musica moderna, ma preferisco quella classica.

    – Anche se, benché, per quanto, sebbeneIl mio amico, sebbene fosse stato ferito, non mi abbandonò mai.

    – Mentre, quandoIo uscivo, mentre egli arrivava.

    – Giacché, poichéTi credo, giacché lo dici con tanta passione.

  • Prima di ‘ma’, la virgola può essere presente o mancante, a seconda della struttura logica del discorso e degli effetti stilistici ricercati. Come congiunzione avversativa si usa per coordinare due elementi di una stessa frase o due frasi, nel qual caso è preceduta da virgola, punto e virgola o due punti. Eccone alcuni esempi, tutti corretti:Poveri ma belliParla, ma prima riflettiNon fiori ma opere di beneConcluderemo l’accordo anche nel caso in cui sia poco conveniente ma ci garantisca un ritorno di immagineEra un uomo stupido, ma onestoMi pregò più volte; ma come avrei potuto accontentarlo?.
  • Prima delle congiunzioni correlative ‘sia… sia’ e ‘né… né’, la virgola non si mette se la prima congiunzione (‘sia’ o ‘né’) lega la parte che la segue direttamente a ciò che precede, come nei due esempi seguenti:(1) La casa è confortevole sia d’inverno sia d’estate;
    (2) Non sa né leggere né scrivere.

    Altrimenti, si può mettere la virgola: ad esempio, Ho portato il bambino in riva al mare, sia per farlo giocare con la sabbia sia per fargli respirare un po’ d’aria pura.

    Prima della seconda congiunzione, la virgola si mette se la parte che segue la prima (tecnicamente detta “costituente“) è molto lunga: ad esempio, Una sincera espressione di affetto non la trovò, né nella dolcezza sempre immutabile con cui m’accoglieva ogni volta, né nella sua cura materna con cui mi proteggeva dagli spifferi d’aria.

  • La virgola si usa anche nelle date di uno scritto, dopo il nome del luogo da cui si scrive.Esempio: Roma, 31 agosto 2011.
  • La virgola va usata soprattutto nei casi in cui l’omissione potrebbe generare confusione, come nei seguenti esempi:(1)   Che dice, Luigi? (senza la virgola Luigi sarebbe soggetto invece che vocativo, in una frase dove si dà del lei a Luigi);

    (2)   Ho consigliato a Paolo di studiare, come dicevi tu, che equivale a “ho consigliato a Paolo di studiare, come tu mi dicevi di consigliarlo”. Senza la virgola, come vorrebbe dire “nel modo in cui” e l’intero enunciato significherebbe: “Paolo ha studiato nel modo in cui tu dicevi che avrebbe dovuto studiare”.

    (3)   Nella vecchia autorimessa c’erano carcasse di copertoni, stracci di tessuto, lamiere contorte, e pezzi di vetro dappertutto (in questo caso, la virgola chiarisce che “dappertutto” erano solo i pezzi di vetro).

    (4)   Ascoltava il radiocronista che trasmetteva la partita di calcio, e annotava le reti segnate dai calciatori (se si fosse omessa la virgola, il soggetto sottinteso “egli” si sarebbe limitato ad ascoltare e non avrebbe compiuto l’azione di annotare le reti, che sarebbe stata attribuita al radiocronista).

  • La virgola va usata per dividere le proposizioni coordinate per asindeto, cioè senza legame, senza congiunzioni.Esempi: Disse molte parole, espose le sue idee, criticò i nostri progetti, se ne andòFabio si alzò, aprì la finestra, si stropicciò gli occhi, guardò fuori con stupore: i tetti erano ricoperti di neve.
  • La virgola è utile per distinguere le varie proposizioni che compongono il periodo.Esempio: Ho visto, mentre partivo, che arrivava tua madre, ma non le ho detto niente, perché era tardi.
  • La virgola va usata nelle proposizioni in cui non si ripeta il verbo già espresso in una proposizione precedente, oppure per indicare che si è tralasciato un termine o un gruppo di termini.Esempi:

    (1)   Le fortezze furono smantellate; le città, distrutte; le campagne, devastate (in questo caso, si omette di ripetere il verbo furono.

    (2)   Sei di questi libri sono miei, tre [di questi libri sono] di Laura, due [di questi libri sono] di Carlo.

  • Si usa pure la virgola quando la proposizione relativa non si riferisce alla parola immediatamente precedente.Esempi:

    (1)   Il treno di Francesco, che arriva a mezzogiorno (in questo caso, ad arrivare a mezzogiorno è il treno e non Francesco).

    (2)   Il treno che arriva a mezzogiorno da Roma (si omette la virgola perché la relativa “che” si riferisce alla parola immediatamente precedente e cioè al treno).

    In alcuni casi, la proposizione relativa ha un valore determinativo o specificativo e talvolta un valore appositivo e incidentale. Nel primo caso la proposizione si scrive senza virgola, nel secondo tra due virgole.

    Esempi:

    (1)   Gli amici che ti amano ti aiutano (la proposizione relativa “che ti amano” ha valore specificativo, poiché determina quali amici ti aiutano e cioè quelli che ti amano).

    (2)   Gli amici, che ti amano, ti aiutano (la proposizione relativa “che ti amano” qui ha un valore incidentale, poiché indica un attributo del soggetto “gli amici”).

    Come si vede, il senso di una medesima frase può mutare in base al valore della proposizione relativa ed all’uso della virgola.

Casi in cui è meglio non usare la virgola.

  • Tra la proposizione reggente ed una proposizione oggettiva o soggettiva, purché non segua un inciso o sia invertito l’ordine naturale della frase.Esempi (le due frasi dopo la barretta  “/”  rappresentano la forma alternativa, cioè quella con l’inciso, in cui va usata la virgola):

    (1)   Lo seppi molto tardi che tu avevi dato le dimissioni;  /  Che tu avevi dato le dimissioni, io lo seppi molto tardi (in questo caso è usata la virgola perché viene invertito l’ordine naturale della frase).

    (2)   Era chiaro che aspettavano me;  /  Era chiaro, lo sapevano tutti, che aspettavano me (nella frase viene incluso un inciso, posto tra due virgole).

  • Con le proposizioni interrogative indirette.Esempi:

    (1)   I filosofi discutono la questione se il mondo sia stato creato o no.

    (2)   Nessuno sapeva dove si fosse cacciato.

  • tra il predicato e il suo complementoCarlo non riusciva a trovare la soluzione del problema.

 

(Fonte https://grammatica-italiana.dossier.net/punteggiatura.htm)